Desidero porgere all’Italia e agl’Italiani gli auguri per il 2026 con le parole di Benedetto Croce, estratte dal saggio “Giustizia internazionale” in “Etica e politica” (Adelphi, Milano, 1994, pag.401), dalle quali si ricavano così tanti insegnamenti e indirizzi quanti non ne troveremmo a cercarli nella massa di detti e contraddetti della politica al giorno d’oggi, così drammatico per chi assiste e tragico per chi subisce. Trovassero la destra la volontà di superare i miti del mondo fantastico e la sinistra di abbandonare le utopie degli antagonismi preconcetti, sottraendo l’una e l’altra un istante alle incombenze della maggioranza e dell’opposizione, per la pura felicità di leggere l’illuminante passo dell’etica crociana, non di parte ma universale!
“Come il poeta, che non conosce concetti ma stati d’animo, si trova dinanzi stati d’animo perfusi di un nuovo pensiero, così il politico, che non conosce se non interessi e utilità, si trova dinanzi nuovi interessi e nuove utilità sorte da nuovi bisogni morali, e non può respingerli, e deve fare i conti con loro, cioè deve accettare quella nuova materia insieme con le altre e come accettava le altre, e darle col suo operare forma politica. Dall’esatta determinazione di questo rapporto, mal determinato o stortamente presentato dai moralisti della politica, si ricava la pratica conseguenza che dagli Stati e dagli uomini politici non basta invocare opere di pregio morale a pro dell’intero genere umano, quasi gettando sulle loro spalle il peso che deve essere portato dalle nostre, chiedendo ad essi sforzi che devono essere compiuti da noi, ma bisogna aiutarli all’uopo e venir loro incontro con le effettive modificazioni indotte nelle menti e negli animi: sicché si potrebbe dire che non basta domandare, ma bisogna porre o imporre il nuovo stato di fatto, che essi tradurranno, secondo i casi, in leggi, guerre, trattati, e simili. Se più largamente gl’intelletti si liberassero, mercè la spassionata indagine, dagli stolti concetti delle razze e delle nazioni privilegiate e di quelle perpetue nemiche, e, mercè l’ingentilimento degli animi, si accresce la reciproca simpatia tra le varie famiglie umane con le loro tradizioni ed attitudini, che sono tradizioni ed attitudini dell’umanità intera; come potrebbero gli Stati e gli uomini che governano la politica seguire quei concetti e quelle avversioni e valersene, o accrescerne la violenza e la virulenza, nella loro opera pratica? Una politica più umanitaria o più umana s’imporrebbe col fatto: una politica alla quale l’Europa parve avviata a mezzo del secolo decimonono e dalla quale si è poi gravemente discostata, e ora par che ne navighi assai lungi, in un mare tempestoso, sotto un cielo scuro. Se diventasse più generale che non sia il rispetto per la verità ideale e storica, per la vita teoretica che è una in tutto il genere umano, più generale il discernimento e l’abito riflessivo e critico; come si potrebbe, innanzi al saldo muro opposto da questa energia spirituale, non fare una politica diversa da quella che si fa col fabbricare quotidianamente il falso, eccitare le immaginazioni, stordire con le vuote parole?”.
Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 10:44
