Non certo sotto terra

Questo Capodanno ha visto crollare almeno un paio di barriere che sembravano invalicabili, quali il mito della Svizzera e la durata dei buoni propositi, almeno un paio d’ore dopo lo stappo.

Crans Montana ha risvegliato tanti, vecchi pietismi di circostanza, accanto ad angosce vere e umani sollievi di genitori con i figli in casa o nella discoteca cittadina. Come sempre, i dilettanti del giornalismo in versione poltrona-social sono stati i più rapidi nel giudicare senza sapere: hanno già ricostruito tutto senza particolari, ma con infiniti giudizi implacabili. On line, dopo pochi minuti, hanno individuato le dinamiche, le storie di morti e feriti e si sono sfogati, finalmente, contro questa Svizzera perfettina che ha mostrato lo strapeggio di sé permettendoci di inondare il web con i nostri amati per non parlare di, e ci sarebbe tanto altro da dire.

Naturalmente sono tanti quelli che hanno collocato Crans Montana nel Ticino, l’unico cantone che conoscono perché ci si andava a comprare sigarette e cioccolata. Il Vallese (Valais) è prevalentemente francofono, e solo adesso si scopre che a Crans vanno ricchi rampolli di un’élite occidentale dedita a snobbare il lusso di massa, dio che ossimoro! Detto questo, declassati i morti alla categoria dei se la sono cercata, la cronaca può spostarsi dal numero delle vittime alle cause della tragedia.

Ma non per trarne un insegnamento, semplicemente per giustificare insulti contro gli elvetici e contro i genitori ricchi e distratti dalle mollezze, aperti a qualsiasi esborso pur di togliersi i figli dai piedi. A costo di lasciarli bruciare, purché il locale sia planetariamente chic.  Ma la cretineria non è solo dei divanisti: la prima domanda di alcune testate all’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Conrado è stata sulla certezza che in Italia non ci siano locali con una sola uscita, e pure angusta. Notoriamente il diplomatico è un esperto di discoteche, specializzato in quelle underground. Ha montato lui stesso tutti i sistemi di sicurezza, in fondo la Farnesina è un covo di installatori.

Ci sono poi gli eufemismi, o meglio i termini impropri a cui nessuno si cura di trovare un’alternativa corretta. Dispersi, ad esempio. I dispersi sono nei deserti, nelle foreste, in alto mare. In una pur grande sala si tratta di corpi da riconoscere.

E in questa tragica fiera dell’assurdo ci sono le attese angoscianti dei genitori, ai quali va una solidarietà che finisce inconfessabilmente in serie b. Perché la rete non trattiene le pruderie di chi giudica dall’alto questi parenti non ammessi al senno di poi, dunque, colpevoli di accondiscendenza.

Umanità sotto zero. Per trovarla bisogna ricordare le reazioni di quelle mamme che nei primi giorni hanno ripetuto di essere in attesa di una telefonata dei figli. Tutto il mondo sapeva che non sarebbero arrivate, ma i loro cuori erano giustamente gli unici a propendere per la batteria scarica, o per il ragazzo scappato con una donna bellissima,  o perché voleva la libertà, e non la cercava sicuramente sotto terra: lui, la Constellation, la ammirava sotto le stelle vere,  non certo sotto terra.

Non certo sotto terra. Non certo sotto terra.

Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 16:14