Leggiamo con sconcerto il seguente lancio dell’Ansa in merito al viaggio della vertigine che lo Stato morale sta imponendo alla cosiddetta famiglia del bosco: “È necessario verificare lo stato psichico dei genitori della famiglia che viveva nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti: a disporlo è il Tribunale per i minorenni dell’Aquila in un’ordinanza pubblicata oggi e anticipata dal Tg1 Rai. I bambini della famiglia che viveva nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti, dovranno restare nella casa famiglia di Vasto, dove sono stati collocati lo scorso 20 novembre. È quanto emerge dall’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila con cui è stata disposta una indagine psicodiagnostica sulla famiglia”. Secondo quanto riportato nell’articolo, “l’incarico è stato affidato alla psichiatra Simona Ceccoli che ha 120 giorni di tempo per la consegna della perizia; entro il 30 gennaio il servizio sociale dovrà trasmettere una relazione di aggiornamento sugli interventi compiuti; il deposito di eventuali memorie è stato concesso alle parti fino al 15 febbraio”. Quindi, altro che Natale con i tuoi per i tre disgraziati bambini, il cui percorso esistenziale impostato dai loro genitori con tutta probabilità non si sarebbe mai interrotto se non essi non fossero incappati in una seria intossicazione da funghi. Oramai, come i più pessimisti pensavano, compreso il sottoscritto, essendo finiti nel vortice di una burocrazia giudiziaria che ha deciso di analizzare le caratteristiche dei malcapitati al microscopio, i tempi per il ricongiungimento familiare, ammesso e concesso che il “sovrano” alla fine lo approvi, stanno diventando biblici.
In questo senso condivido pienamente la linea molto critica di Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, il quale, contestando in radice un provvedimento abnorme, si batte da tempo per una riforma dell’attuale legislazione e dichiara: “Ritengo non più procrastinabile un intervento organico di riforma legislativa dell’istituto dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare. L’attuale assetto normativo, così come viene interpretato e applicato nella prassi dei servizi deputati alla tutela dell’infanzia, presenta criticità evidenti che rischiano di incidere in maniera significativa sul diritto fondamentale del minore a crescere e svilupparsi all’interno del proprio contesto affettivo, relazionale e identitario”. Occorre inoltre segnalare, in conclusione, che in Italia attualmente sono circa 44mila i minori allontanati dalle famiglie. Un dato abnorme che, insieme al record mondiale nel numero delle ingiuste detenzioni – circa mille all’anno – conferma che il sistema giudiziario in senso generale deve essere profondamente rivisto.
Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 10:14
