
Sassolini di Lehner
Circa 250 tra docenti, ricercatori, amministrativi e tecnici dell’Università Federico II di Napoli, probabilmente per dare un significato alla loro inspiegabile esistenza, hanno sottoscritto un appello, nel quale si esorta, anzi si esige, l’interruzione di ogni rapporto con gli atenei dello Stato di Israele. Sarebbe interessante conoscere tutti i cognomi dei firmatari, visto che potremmo sicuramente individuare figli, nipoti e pronipoti di precedenti autori di scellerate censure e cacce all’uomo e alla verità. Chi è in grado di recuperare i nominativi è pregato di comunicarmeli, cosicché possa confrontarli con i loro scimuniti e bugiardi antenati. Cotanta determinazione pro Hamas e contro gli israeliani fa, infatti, tornare alla mente un’altra iniziativa vergognosa della non sempre esemplare Federico II, dove ideologia forsennata ed ignoranza militante talora seppelliscono cultura, ragionamento critico e onestà intellettuale. Insomma, la Federico II si staglia, a volte, insieme ai fu terroristi dei nuclei armati proletari (Nap), alla marioleria diffusa, alla macro e microcriminalità organizzate, come drammatico segmento della catastrofe antropica, tipica della irrisolvibile questione meridionale.
Vincenzo Mario Palmieri, professore ordinario di medicina interna e quindi di medicina legale, essendo già autorevole membro della Commissione medica su Katyń, conservò le prove scientifiche che i carnefici di circa 22mila polacchi – di fatto, i giovani ufficiali o titolati che avrebbero costituito la nuova classe dirigente della Polonia – in quel di Katyń, furono i militari sovietici e non i nazisti. Iosif Stalin e Lavrentij Pavlovič Berija avevano da tempo programmato l’eccidio, finalizzato a impedire la rinascita della nazione polacca. Dal Cremlino parte già nel 1944 l’ordine di far tacere il professor Palmieri. Con la regìa di Mario Alicata e dei massimi dirigenti del Pci partenopeo fu avviata l’operazione contro la verità, attraverso la demonizzazione del docente, che dal 1945 non potè più tenere lezione, visto che nell’aula l’orda comunista, studenti e docenti, accorreva minacciosa, urlandogli insulti, accusandolo di fascismo.
Il collegio dei docenti della Federico II a stragrande maggioranza votò per la cacciata di Palmieri, reo d’aver denigrato la santissima Armata rossa, dedita, secondo quegli idioti matricolati, soltanto ad opere di bene, giammai a stragi. Del resto, in tutti i territori colonizzati da Stalin, nonostante violenze, stupri, uccisioni, vi fu l’ordine di decantare l’umanità dell’Armata rossa. Palmieri, che aveva moglie e figli, visto che anche la sua relazione sull’eccidio era stata fatta sparire dai cassetti della Federico II, scelse la sopravvivenza e, spaventato a morte, seppellì le carte della Commissione Naville, contenute in una scatola di scarpe, nel terreno di sua proprietà presso Cassino, proprio là dove 1.500 soldati polacchi e del popolo di Mosè persero la vita per liberare dai tedeschi l’ingrata Italia disinformata dai togliattiani. Pci e gli utili idioti in cattedra diedero del nazista a chi poteva rivelare, già nel 1945, la verità sui tentativi di soluzione finale ai danni del popolo polacco, che Vjačeslav Michajlovič Molotov aveva definito “il bastardo di Versailles”. Invero, filonazisti furono proprio i seguaci di Palmiro Togliatti, il quale, nel 1939-1940, scrisse parole di aperto sostegno al Terzo Reich e ad Adolf Hitler, presunto amante della pace, vittima inerme, secondo Palmiro, degli imperialisti inglesi e francesi.
La pura verità dovette, perciò, attendere che, terminata la sbornia comunista, Boris El’cin rendesse pubblica la documentazione sulla strage di Katyń. Tuttavia, in Italia, immarcescibile republichetta sovietica, l’opinione pubblica apprese dell’orrore comunista soltanto con l’ottimo film Katyń (2007) di Andrzej Wajda, che pure i negazionisti rossi cercarono di boicottare.
Aggiornato il 29 agosto 2025 alle ore 09:44