Vannacci: l’incubo dei progressisti

Si parla di nuovo del generale Roberto Vannacci. Ormai, il militare qualsiasi cosa faccia finisce nel mirino della sinistra. Segno che per i “compagni” la traccia lasciata dal militare con la pubblicazione del suo libro scomodo resta un nervo scoperto.

La notizia odierna è che il generale sia stato assegnato alla funzione di Capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze operative terrestri/Comando operativo Esercito poche ore prima che gli venisse notificata formalmente l’apertura di un’inchiesta a suo carico per valutare eventuali irregolarità nella pubblicazione del suo libro. Comunque, la nomina ricevuta non è una promozione, come si è affrettato a chiarire il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Eppure, per i progressisti sembra esserlo. Loro preferirebbero che il “reprobo” venisse radiato dall’Esercito con disonore. Sarebbe, a parere dei “compagni” del Partito Democratico, dei Cinque Stelle e dei gruppuscoli satelliti in orbita geostazionaria intorno alla sinistra verde e radicale, la giusta sanzione per chi osa sfidare il pensiero unico del progressismo militante. È perfino comprensibile che la sinistra lo detesti perché, come dice Vittorio Sgarbi: “Le idee di Vannacci sono quelle per cui la destra ha vinto le elezioni”. Il suo libro – Il mondo al contrario – ha avuto l’effetto di un pugno nello stomaco di coloro i quali ritengono che gli italiani debbano accettare senza discutere i dogmi della religione progressista. E, soprattutto, debbano docilmente sottomettersi alla visione radical-chic, “liberal” del mondo. E guai a disturbare il manovratore del pensiero collettivo.

Ciononostante, prendersela con il generale per ciò che ha scritto – si condividano o no le sue idee – è vile e profondamente illiberale. Vannacci è semplicemente un buon soldato, capace e competente, che ha voluto dire la sua, in tono piuttosto ruvido, su alcune questioni di questo tempo storico che non riesce a digerire. Si dovrebbe sempre distinguere l’uomo libero di pensare dal professionista che adempie ai suoi doveri. Ragione per la quale – pur ammettendo l’acrimonia che il personaggio pubblico possa scatenare negli avversari – di una professionalità del suo livello il nostro Esercito non può fare a meno. Per lui parla il curriculum. Generale di divisione; tre lauree; due master di secondo livello; quattro lingue parlate; all’attivo il comando del glorioso Col Moschin, reggimento d’assalto paracadutisti incursori, discendenti diretti degli Arditi della Prima guerra mondiale nonché il comando della Brigata paracadutisti Folgore. Vannacci ha ricoperto incarichi a diversi livelli in quasi tutte le missioni militari italiane all’estero. Dal dicembre 2020 al maggio 2022 è stato addetto per la Difesa presso la rappresentanza diplomatica italiana a Mosca. Uno così lo si vuole mandare al macero solo perché non la pensa come la signorina Elly Schlein o come il “patriarca verde” Angelo Bonelli? Le idee sono idee e in uno Stato costituzionale d’impianto liberale il diritto a poterle esprimere è garantito a tutti. Anche ai magistrati, che di tale libertà hanno abusato oltre ogni misura.

Siamo certi che a un tipo tosto della stazza di Vannacci i guaiti di certa stampa progressista non facciano né caldo né freddo. Così come presumiamo non abbiano particolare presa alcune manifestazioni adulatorie di improvvisati amici che coltivano poco commendevoli fini nel volerlo schierato a tutti i costi dalla loro parte. È evidente che al generale piaccia il linguaggio della virilità. E noi “virilmente” gli facciamo gli auguri di buon lavoro per l’incarico che andrà a svolgere e per la rapida archiviazione di un procedimento disciplinare che non ha né capo né coda, ma di cui si avverte l’acre odore della vendetta. Ma non ci fermiamo qui. L’altro augurio che vogliamo indirizzargli è di resistere al canto delle sirene della politica. C’è chi vorrebbe tirarlo per la giacchetta allo scopo di trascinarlo nell’agone politico, magari con l’offerta di un seggio sicuro al Parlamento europeo. Il suo è un nome che elettoralmente tira, perché parla quel linguaggio semplice che la gente comune capisce. Lo dimostra il successo editoriale del suo libro. Successo che ha fatto masticare amaro la sinistra, fautrice del pensiero unico. Per i suoi immensi meriti professionali e per il nostro bene di cittadini sarebbe meglio che Vannacci continuasse a fare ciò che gli riesce meglio: il soldato. E non si impelagasse in un mestiere – la politica – che nasconde tali insidie che neanche il capo di un reparto d’assalto saprebbe fronteggiare. Si dice, però, che i consigli sono fatti per non essere ascoltati. È quindi possibile che il generale un pensierino sul buttarsi in politica lo stia facendo e non saranno i nostri consigli a fargli cambiare idea. Ma se anche dovesse decidere di fare altro nella vita esondando dall’alveo entro il quale è scorsa la sua intensa carriera militare, l’alta considerazione che abbiamo di lui non cambierà di una virgola.

Aggiornato il 06 dicembre 2023 alle ore 09:21:11