Il mondo ribaltato

Il mondo è mia rappresentazione”: così cominciava la sua nota opera magna Arthur Schopenhauer compiendo la sacralizzazione massima del soggettivismo gnoseologico quale premessa ideale del relativismo etico.

A questo paradigma sembra essersi radicalmente conformato oramai il mondo occidentale, cioè quel caotico ammasso di braci culturali in fase di spegnimento che si trovano spiaggiate sulle due sponde dell’Oceano Atlantico.

Ogni aspetto della cultura occidentale è oramai profondamente fondato sulla convinzione per cui la realtà non esiste in quanto una verità oggettiva, data di per sé e per se stessa conoscibile, non sia possibile.

Tutto, tutto il mondo, tutta la vita, tutte le manifestazioni umane, dall’arte, alla scienza, dal diritto, alla religione sono soltanto manifestazioni soggettive dell’essere umano.

Non è possibile accedere agli universali: la sconfitta della metafisica ha oramai svelato l’illusione di chi pensa di poter scrutare all’interno di una presunta essenza della realtà. La realtà, in sé e per sé considerata, non esiste, e, se esiste, esiste soltanto nella misura e nella maniera in cui ciascuno di noi la percepisce, la rappresenta in adesione al proprio io, al proprio sentire, alla propria volontà.

Così, può e deve leggersi la notizia della vittoria di Miss Olanda 2023 da parte di Rikkie Valerie Kollé che, però, è un transgender, cioè, in poche parole, un uomo che ha vinto un concorso di bellezza per donne.

A questo punto le vie sono due: o accettare il tutto ed essere assorbiti da un sistema culturale che tutto fagocita per tutto annullare, o provare a compiere qualche riflessione eretica rispetto al suddetto compatto sistema di credenze e convinzioni.

Ammettiamo e diamo per scontato che tutto ciò che segue dalla presente parola in poi sia totalmente falso e sbagliato, ma per puro esercizio intellettuale fingiamo di credere in una versione ampia della libertà di espressione del pensiero, cioè in quella che si consente indipendentemente dalla condivisibilità del suo contenuto: già questo è un atto di sovversione in un mondo che obbedisce soltanto alle divinità del politicamente corretto le quali pretendono non soltanto un pensiero uniforme, ma per di più che possa esprimersi soltanto quello che esse reputano idoneo, ma in un contesto così estesamente tollerante si confida che si avrà tolleranza anche nei confronti di un povero errante come chi scrive.

Ciò premesso, si tenterà di adottare una prospettiva diversa da quella corrente, pur sapendo che essa, proprio perché differente rispetto a quella del mondo, è irrimediabilmente erronea, biasimevole, oscurantista, retrograda, cioè appunto rovesciata, almeno rispetto a quella corretta, condivisibile, illuminata e progredita comunemente diffusa.

Che un uomo possa candidarsi ad un concorso di bellezza per donne è forse un atto di progresso, ma probabilmente anche un tradimento della realtà, sia in quanto si tratta di un uomo e non di una donna, sia in quanto il concorso allora dovrebbe essere volto non a premiare la bellezza femminile, ma la bellezza generalmente intesa.

Che un uomo, nel mondo occidentale contemporaneo, possa rivendicare i diritti di una donna, pur restando uomo, è probabilmente un atto di rispetto della sua percezione, ma sicuramente è anche una menzogna che si consuma ai danni della società nel suo complesso e delle donne in particolare, poiché comporta non soltanto l’inversione dei rapporti tra cultura e natura, ma per di più l’erosione degli spazi competitivi riservati alle donne proprio in virtù del loro essere donne, cioè diverse dagli uomini.

Che un uomo, nella progredita Europa del XXI secolo, possa risultare vittorioso come donna più bella, può darsi che sia un atto di coraggio contro il pregiudizio, ma indubbiamente è anche un atto di sabotaggio della verità, e in almeno due sensi: in senso orizzontale, perché un uomo, anche se pensa di essere donna, è e rimane un uomo, non meno di quanto un comune cittadino francese che reputi di essere Napoleone rimanga un comune cittadino e non diventi già l’Empereur des Français; in senso verticale, perché un uomo vincitore come donna più bella viola i tre principi della logica, cioè quello di identità, quello di non contraddizione e quello del terzo escluso.

Da tutto ciò non possono che discendere alcune sintetiche considerazioni.

Certamente simili affermazioni suonano peregrine oggi, poiché nel mondo attuale chi difende la logica e la natura viene inteso come un alieno, ma nonostante l’omologazione del mondo contemporaneo c’è ancora chi, pur a torto, ritiene ugualmente che sia conforme alla universale ragione la cultura della natura che riconosce l’essere piuttosto che la natura della cultura che vuole plasmarlo a propria immagine e somiglianza distorcendone l’essenza.

La vittoria di un uomo ad un concorso di bellezza per donne altro non significa che si vive oramai in un mondo accecato da se stesso invece di vivere in un mondo illuminato dalla verità, e che, in definitiva, l’Occidente è un mondo avviato alla sua fine in quanto senza più idee, a cui si contrappone un’idea di mondo – cioè quella della natura che riconosce l’uomo in quanto uomo e la donna in quanto donna nella loro reciproca e inderogabile complementarietà – che non potrà mai avere fine.

L’uomo occidentale odierno, emancipato dal progresso fino a tal punto da essere premiato come donna più bella, è un uomo che si è liberato della realtà, che ha sottomesso la realtà al proprio volere arbitrario e capriccioso, che vive in una costruzione fantasmagorica di sé e di tutto ciò che lo circonda, dimentico del proprio essere e memore soltanto del suo non-essere.

Dinnanzi a quest’uomo che pensa di essere donna e che come tale perfino viene premiato dai suoi simili, si staglia l’uomo che, da una prospettiva rovesciata, si ricorda del proprio essere, perché memore del fatto che l’essere è il bene e il bene è l’essere, non in forza di una qualche ideologia, ma in virtù del suo riconoscimento della realtà, poiché oggi soltanto il realismo libera davvero l’umanità dalle catene di ogni illusione ideologica.

Dinnanzi all’umanità che premia un uomo come donna più bella poiché agisce ritenendo che il mondo sia soltanto il frutto della propria volontà e della propria rappresentazione, si staglia l’umanità rovesciata – senza dubbio minoritaria – che agisce ritenendo che il mondo sia razionalità e rivelazione.

Dinnanzi ad un mondo che plasma se stesso e distorce la realtà secondo la creatività del pensiero espressivo, si trova il mondo che riconosce se stesso secondo la vocazione del pensiero rivelativo.

All’autopoiesi di una civiltà così tanto progredita da essere giunta alla fine del suo essere secondo una prospettiva storicistica che l’ha ingabbiata nella sua stessa ideologia tanto da costringerla a vedere una donna in un uomo, si contrappone l’ontopoiesi di quella civiltà residua che non potrà mai finire in quanto in grado di riconoscere l’essere secondo la sua specifica prospettiva aletica che la libera dalla prigione di qualunque ideologia.

Al pensiero orizzontale del mondo contemporaneo che sterilizza l’essere nell’equiparazione assoluta di uomo e donna, si contrappone, insomma, il pensiero verticale di quel mondo che nella percezione della loro diversità si apre alla fecondità dell’essere secondo il dover essere della natura e del creato.

Probabilmente questa sarà una prospettiva oramai vetusta e minoritaria, ma essendo rovesciata, forse, è l’unica in grado di vedere ancora l’umanità dell’uomo per come essa è davvero, nonostante il mondo contemporaneo tenti di ribaltarne la natura, il senso e i limiti.

La prospettiva rovesciata, in un mondo ribaltato, allora è, forse, l’unica davvero giusta e veridica, anche e soprattutto, se e quando, nessuno o pochi sono in grado di vederla: e in ciò risiede la sua ordinata autenticità dinnanzi alla sofisticazione di un mondo talmente sottosopra da non sapere neanche più di esserlo.

Aggiornato il 13 luglio 2023 alle ore 11:18:27