Repetita iuvant ai “no euro”

Sul tema caldo della ratifica del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) il Governo starebbe per presentare in Parlamento una richiesta di sospensiva per un periodo di 4 mesi. Ovviamente, tutto ciò non potrà certamente contribuire ad allentare la crescente tensione che c’è tra l’Italia e i suoi partner della zona euro, dal momento che siamo gli unici a non aver ratificato le ultime modifiche apportate a questo complesso strumento finanziario.

Tensione che, in modo quasi speculare, cresce anche all’interno della maggioranza che vede contrapposte due linee. Da una parte, c’è la presidente del Consiglio e l’ala dura della Lega guidata da Matteo Salvini, a cui Giorgia Meloni non sembra voler concedere il primato di un certo sovranismo della caciotta. Costoro avrebbero voluto lo slittamento di un anno, vincolato – come aveva spiegato il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti – alle elezioni europee e al rinnovo della Commissione. Dall’altra, ci sono molti esponenti di Forza Italia e due ministri: Raffaele Fitto e Giancarlo Giorgetti, i quali risultano più sensibili alle pressioni europee e anche decisi a non condannare l’Italia a un pericoloso isolamento. Sebbene sia passata la linea morbida invocata da quest’ultimi, così da richiedere un voto parlamentare per un rinvio di 4 mesi, il futuro appare molto incerto. Infatti, la ratifica del Mes potrebbe rappresentare la classica buccia di banana su cui l’attuale maggioranza potrebbe scivolare abbastanza rovinosamente.

D’altro canto, dopo che in passato buona parte della destra italiana ha solleticato la pancia di un deciso anti-europeismo, a cui si sono saldati alcuni classici filoni anti-occidentali e anti-establishment di chiara matrice cospirazionista (in pratica, si è raccontato e in parte ancora si racconta che molti dei problemi italiani originano proprio dalla nostra adesione alla moneta unica), oggi la stessa destra si trova in un certo imbarazzo di fronte ad alcune scelte, come quella di ratificare il Mes, che non sono affatto imposte dai burattinai occulti del Grande Reset, bensì da un banalissimo principio di realtà. Principio di realtà che, al di là di qualsiasi altro ragionamento, ci dice che il nostro sistema, indebitato fino al collo e afflitto da endemici problemi strutturali che ne ingessano drammaticamente la crescita economica, non può prescindere dal poderoso ombrello protettivo della moneta unica.

In caso contrario ripetiamo, a beneficio degli euroscettici a tutto tondo, che per tutta una serie di ragioni un nostro ritorno alla moneta nazionale rappresenterebbe una catastrofe senza precedenti. I tanto detestati mercati finanziari, ovvero la moltitudine di soggetti che acquistano un debito che viaggia veloce verso i 3mila miliardi di euro, farebbero salire alle stelle gli interessi sulle emissioni di titoli denominati nella nuova valuta nazionale. Inoltre, nel malaugurato caso che l’Italia decidesse di ridenominare la montagna del debito pregresso sempre nella nuova valuta, di fatto perderemmo l’accesso ai mercati a causa della tumultuosa reazione che si innescherebbe a livello globale.

Ergo, su questo piano dovremmo stare molto attenti a scherzare col fuoco. Molto meglio ingoiare la pillola del Mes e andare avanti sulle vere riforme di cui abbisogna il sistema economico.

Aggiornato il 05 luglio 2023 alle ore 09:22:29