Giustizia per Olindo e Rosa

La clamorosa istanza del sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser, con la quale si chiede alla Corte di Appello di Brescia la revisione del processo per la strage di Erba, apre un clamoroso squarcio in una drammatica consuetudine che noi garantisti da lungo tempo ci sforziamo di denunciare. Una sinistra consuetudine che, ogniqualvolta un caso di omicidio approda sotto i distorcenti riflettori dei media nazionali, quasi esso sempre finisce con la condanna definitiva degli imputati di turno, a prescindere dalla presenza o meno di prove in grado convincere, oltre ogni ragionevole dubbio, chi è chiamato a giudicare.

A questo proposito, sarebbe lungo l’elenco di clamorosi fatti di cronaca che, indirizzati sin dalle prime fasi da un’informazione colpevolista, si sono conclusi con pene esemplari sulla base di fantomatici “supertestimoni” e labili indizi, indicati dalla stessa informazione colpevolista, come vere e proprie “prove regine.” In realtà, personalmente ho sempre provato orrore nei riguardi di un giornalismo d’inchiesta, se così lo vogliamo definire, che utilizza simili definizioni, le quali finiscono poi, volenti o nolenti, per influenzare anche a livello subliminale l’opinione dei giudici dei vari processi.

Tant’è che pure durante l’iter giudiziario che si concluse con la pena dell’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi i nostri cagnolini da compagnia del potere, in questo caso giudiziario, trovarono un supertestimone e tre prove regine: il povero Mario Frigerio, scomparso nel 2014, che ribaltò completamente ciò che ricordava nell’immediatezza della strage (per alcuni giorni riferì agli inquirenti di aver visto uno sconosciuto dalla carnagione olivastra); una confessione piena zeppa di errori, poi ritrattata, dei due accusati, i quali avrebbero detto di tutto pur di non venire separati, come poi in realtà avvenne; e una traccia invisibile di sangue, appartenente alla moglie di Frigerio, rinvenuta sul battitacco dell’auto di Olindo. Per il resto nulla. Persino all’interno dell’appartamento dei due condannati, in cui si sarebbero dovute trovare importanti tracce di una simile strage, niente. Sebbene i Ris rivoltarono come un calzino la casa dei Romano, non emerse uno straccio di indizio. E già questo, ai tempi, mi sembrò un elemento fondamentale per escludere questi due strambi e ingenui personaggi da qualunque responsabilità.

Ebbene, oggi ci ha pensato il procuratore Cuno Trafusser, noto per la sua idiosincrasia con la patologia correntizia dei magistrati, a farsi carico di raccogliere la montagna di dubbi e perplessità che accompagnano questo ennesimo caso di giustizia spettacolo per usarla come un grimaldello di verità. Ovviamente, i media colpevolisti proprio non ci stanno. Tra questi una menzione particolare va fatta per Quarto Grado, condotto su Rete 4 da Gianluigi Nuzzi, la cui tendenza colpevolista sembra molto spesso influenzata dai dati dell’Auditel, più che da oneste convinzioni maturate analizzando nel dettaglio i fatti. E proprio su questo piano si è creata in questi giorni grande tensione con un altro programma di Mediaset, Le Iene, che da tempo sostengono con argomenti solidi l’innocenza di Olindo e Rosa, il cui inviato Antonino Monteleone ha accusato i redattori di Quarto Grado di non aver studiato a fondo gli atti.

Infine, è doveroso segnalare l’onesta conversione sulla via di Damasco di Cinzia Tani, celebre giornalista e conduttrice televisiva, che ha radicalmente cambiato la sua posizione lungamente colpevolista, dopo aver letto con attenzione tutto ciò che riguardava l’incriminazione dei due coniugi condannati. In conclusione, la speranza di noi garantisti è la stessa del celebre mugnaio che si oppose a un sopruso dell’Imperatore Federico II di Prussia: che ci sia sempre un giudice a Berlino.

Aggiornato il 02 maggio 2023 alle ore 05:07:51