Uno Stato terrorista nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A chi conviene?

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che definisce la RussiaStato sponsor del terrorismo”.

Poiché l’Ue non può attualmente dichiarare gli Stati come sponsor del terrorismo in modo ufficiale, con la risoluzione si invitano i Paesi membri a considerare di aggiungere la Russia nella lista degli Stati terroristi e creare un quadro giuridico adeguato. Ciò farebbe scattare ulteriori misure nei confronti di Mosca restringendo ancor più le relazioni bilaterali.

Nel diritto internazionale l’evoluzione della fenomenologia del terrorismo ha reso più incerta la qualificazione dei conflitti armati e fatto emergere l’esigenza di determinare quali requisiti debbano essere soddisfatti per far qualificare come conflitti armati determinati atti di terrorismo, esigenza che non esiste quando un conflitto armato già è in essere. La qualificazione serve e costituisce presupposto per legittimare alcuni Stati a svolgere azioni militari contro gruppi terroristici stanziati nel territorio di Stati terzi, come avvenuto nel recente passato con Afghanistan, Iraq e Somalia.

La definizione di “terrorismo” ha costituito tema da sempre controverso e ancora non risulta esistere una posizione universalmente condivisa. Un grande giurista italiano, il generale dei carabinieri Pietro Verri, ancora negli anni ‘80 sosteneva che il concetto rimane uno dei più problematici delle scienze giuridiche e sociali e affermava che “una definizione organica del terrorismo non esiste né si formulerà in un futuro prevedibile”. Tuttora, il pensiero dominante riporta che la nozione si possa individuare sulla scorta dei trattati che hanno come oggetto la specifica materia, come ad esempio la Convenzione delle Nazioni Unite sul finanziamento al terrorismo.

La comparsa di formazioni come lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis, poi Is), connotato da dimensione territoriale e da un’organizzazione pseudo statale, ha comportato nuovi approcci interpretativi e comunque la distinzione tra legittimi combattenti, milizie armate irregolari, guerriglieri, insorti e terroristi è sempre più complessa.

Il dibattito sui concetti di terrorismo di Stato e di “State sponsorship of terrorism” hanno principalmente dimostrato come la nozione giuridica di terrorismo internazionale riguardi essenzialmente gli atti compiuti da gruppi di privati. Il termine terrorismo di Stato è in realtà utilizzato per indicare la violazione di altre norme di diritto internazionale. Il termine “State sponsorship of terrorism” viene utilizzato invece per indicare una fattispecie giuridica in cui lo Stato viene in rilievo in quanto coinvolto in atti terroristici perpetrati comunque da gruppi di privati, più che per indicare una condotta illecita dello Stato nell’ambito del proprio territorio o al di fuori di esso. In altri termini, l’idea di terrorismo, seppur storicamente legata all’azione dello Stato, ha assunto, nel diritto internazionale contemporaneo, caratteristiche differenti per indicare azioni i cui autori materiali sono essenzialmente gruppi di privati ma nel cui contesto gli Stati assumono rilievo in quanto adottino misure per sostenerli o si astengano dall’adottare misure idonee a reprimerli.

Ora, in un contesto in cui uno Stato, la Russia, è accusata di aver commesso crimini di guerra autonomamente ben configurabili nel contesto di un conflitto tradizionale quali l’aggressione o l’uccisione sistematica di civili, non si capisce che significato possa avere l’attribuzione di Stato terrorista.

Non dimentichiamo poi che la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Avere uno Stato terrorista in quella posizione senza prima prevedere una riforma o perlomeno un intervento delle Nazioni Unite significa la fine dell’ordine mondiale. Conclusione che non converrebbe a nessuno.