Achille e il Reddito di cittadinanza

A quanto pare, il Governo starebbe per prorogare al 2024 le sostanziali modifiche, promesse in campagna elettorale, al discusso Reddito di cittadinanza. Nel frattempo, portandosi avanti col lavoro, per così dire, il Movimento Cinque Stelle, per bocca di Giuseppe Conte, ha promesso di alzare le barricate per difendere quella che secondo il suo leader “è la misura più di sinistra varata negli ultimi 30 anni, al pari dello Statuto dei lavoratori o all’istituzione del Servizio sanitario nazionale”.

Insomma, una delle più controverse leggi di spesa della nostra Repubblica delle banane, la quale ha consentito ai grillini di resuscitare (per capirlo è sufficiente osservare che “stranamente” il M5S ha preso molti più voti proprio dove è assai diffuso il succitato sussidio), rappresenta un arduo zoccolo duro da intaccare, anche per una donna estremamente decisa come Giorgia Meloni.

Persino il prode Carlo Calenda, da sempre ostile alla misura, adesso si dice favorevole ad alcune modifiche, senza però eliminarlo del tutto. In tal senso, la velocità con la quale quasi tutti in campagna elettorale hanno promesso una radicale riforma del sussidio è come quella di Achille nel famoso paradosso di Zenone di Elea: elevatissima, ma mai sufficiente a raggiungere la tartaruga, alias Reddito di cittadinanza, il quale sembra essere sempre un passo avanti rispetto alle buone intenzione della politica.

D’altro canto, proprio perché in questo disgraziato Paese la cosiddetta redistribuzione dei redditi rappresenta un elemento fondamentale nella gestione del consenso – basti pensare che oramai oltre il 45 per cento della spesa pubblica va sotto il macro-capitolo del welfare – nessuno ha il coraggio di toccare i fili politicamente mortali dei tagli. Soprattutto quando chi è al Governo sa di avere il vento in poppa – emblematica, in tal senso, anche la stasi nel processo di normalizzazione nella questione Covid – si tende a non creare alcun malcontento nel Paese, nella speranza che alla fine le cose si aggiusteranno da sole.

Tuttavia, dato che la coperta del bilancio pubblico è estremamente corta, e che il combinato disposto della crisi energetica e della crescente inflazione stanno erodendo il potere d’acquisto dei cittadini, ho l’impressione che il pur comprensibile tirare a campare, così come avviene da decenni nel Paese, non ci porterà molto lontano. Spero, nell’interesse di tutti, di sbagliarmi.