Giorgia Goes to Wall Street

Devo essere sincero: oggi ho assistito con piacere (e un pizzico di sorpresa) allintervista concessa da Giorgia Meloni a Maria Bartiromo sul canale statunitense FOX Business.

La Bartiromo non è un personaggio qualsiasi: prima giornalista televisiva ad effettuare collegamenti in diretta dalla Borsa di New York (e vincitrice di due Emmy Awards), ha lavorato per decenni alla CNBC (e ancora prima alla CNN) prima di approdare all’impero di Rupert Murdoch. Non un’intervistatrice semplice, insomma, per la Meloni, che pure è apparsa serena, concentrata e rilassata. Sfoderando perfino un inglese più che accettabile, per gli standard a cui ci hanno abituato i politici nostrani.

Ma a parte la forma, che pure non deve essere sottovalutata, soprattutto in campagna elettorale, quello che mi ha convinto di più è stato l’approccio della leader di Fratelli d’Italia ai temi che sono stati sollevati durante l’intervista. Prima di tutto, una premessa: la giornalista di FOX Business ha esordito ricordando la possibilità che la Meloni possa diventare “la prima donna premier della storia italiana”. Ora, chiudete gli occhi e provate ad immaginare un’Italia in cui una donna di sinistra si trovi nella stessa, impegnativa ma invidiabile posizione di Giorgia Meloni. Li sentite i peana collettivi in nome delle magnifiche e progressive sorti dell’umanità? Riuscite a percepire gli accorati appelli del mondo intellettuale? Li leggete gli acuti editoriali sulla necessità di dare al mondo femminile un’opportunità in nome del Bene Comune? Bene, adesso scordatevi tutto. Perché Giorgia Meloni è una donna di destra. E dunque, secondo gli standard della nostra intelligencija, è una donna per modo di dire.

Ma chiudiamo questa tristissima parentesi italiota. E parliamo di cose serie. Da primo ministro in pectore, Giorgia Meloni ha un problema complicato: quello di accreditarsi come interlocutore autorevole ed affidabile sullo scenario internazionale. Ebbene, interviste come quella di oggi su FOX Business sono molto più utili per risolvere questo problema rispetto a mille editoriali pubblicati dai giornaloni della nostra palude informativa, tutta attualmente impegnata ad invocare (dal nulla) il “pericolo fascista” del fronte Orbán-Putin-Meloni-Satana. La leader di Fratelli d’Italia si è mossa con disinvoltura, elencando tra le priorità di un prossimo, possibile governo di centrodestra, la necessità di invertire la tendenza alla decrescita economica, di ridurre il peso dello stato e della burocrazia, di liberare i cittadini dall’oppressione fiscale, di ridare fiato al tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Punti programmatici sui quali nessun liberale – e tanto meno un giornale storicamente liberale come il nostro – può permettersi di sollevare eccezioni. Ma la Meloni ci ha convinto anche sull’Europa (politica energetica e di difesa in particolare), sulla necessità di tagliare la dipendenza dal gas russo (non lasciandosi andare ai piagnistei ideologici degli ambientalisti per professione), sull’atlantismo e sui rapporti con il mondo conservatore europeo e nordamericano.

Bene insomma, anzi benissimo. Nelle parole di Giorgia Meloni c’è un “tasso di liberalismo” superiore a quello di tanti liberali duri-e-puri che stanno attualmente spartendosi i collegi dell’uninominale con Fratoianni, Speranza e Di Maio. Questo dovrebbe convincere anche i più dubbiosi che il 25 settembre, per l’ennesima volta, i cittadini saranno chiamati ad una scelta di campo netta, che non prevede ripensamenti o titubanze.

Intanto, a Wall Street, qualche analista finanziario meno sprovveduto degli altri si sarà accorto che Giorgia Meloni non è quel “mostro fascista” brutto e pericoloso che qualcuno cerca di dipingere. E questo, di per sé, è già un passo in avanti.