Dopo l’inganno liberal-socialista costruiamo il fronte liberale, liberista e libertario

Molti amici in questi giorni ci stanno sollecitando, chiedendo cosa faremo noi Liberisti Italiani in vista delle imminenti elezioni politiche. La mannaia odiosa della raccolta delle firme ci sbarra qualsiasi possibilità di azione diretta, noi non abbiamo la manina in Parlamento che fa passare l’emendamentino “ad personam” per essere esentati, come Carlo Calenda, Emma Bonino, Maurizio Lupi, Giovanni Toti. E quindi non potremo concorrere, come tanti altri movimenti spontanei di cittadini. Allora ci chiedono: chi appoggerete? Farete un endorsement? Insomma, almeno un’indicazione?

Salvo miracoli che al momento non scorgiamo, vedremo a settembre di buttare giù 3/4 punti, nostri cavalli di battaglia, soprattutto su fisco ed economia, sui quali verificheremo eventuali condivisioni. Unica ragione, questa, per cui potremmo spendere forse una nostra indicazione. Ma non è ciò che mi appassiona in tale congiuntura. Quello che invece mi e ci preme davvero, è la costruzione di un fronte liberale, liberista e libertario in Italia, che sia argine a qualsiasi altro intervento liberticida sulle nostre vite, sui nostri corpi, sulle nostre libertà economiche, sulla nostra creatività imprenditoriale, sulla nostra proprietà privata. Un’organizzazione politica tra tutti quelli che ci stanno da presentare alle prossime elezioni politiche. Questo ci entusiasma!

L’accordo di coalizione tra Calenda & company e il Partito Democratico spero abbia aperto gli occhi, definitivamente, a tutta la nostra area di riferimento. Mi riferisco a chi vuole cambiare questo Paese sul serio e non certo a chi è in cerca di un posto di lavoro pubblico, di uno scranno, di un seggiolino o di un incarico di sottogoverno o sottobosco politico. L’inganno di Azione finisce qui. Del resto, già la corrente politica di riferimento, il “liberal-socialismo”, ha in sé i germi dell’imbroglio. È una cultura politica che noi abbiamo sempre considerato la più pericolosa per la nostra area, perché apparentemente la più vicina, ma invece capace di portare i liberali a sinistra, in braccio al partito più statalista che abbiamo in Italia: il Pd, il partito del sistema di potere italiano, del capitalismo di relazione dell’economia di Stato contro l’economia reale.

Lo abbiamo detto e ridetto: a Roma, a mani nude, abbiamo sfidato Calenda con i suoi carri armati, mentre scorrazzava in mondovisione a reti unificate. Avevamo ragione noi. Ma la ragione, che spesso si dà ai fessi, non ci basta più. Ora dobbiamo costruire per davvero la nostra casa. E lo vogliamo fare con tutti i movimenti politici della nostra area, alla pari, buttando giù 10 punti che uniscano e facciano squadra. Dobbiamo prepararci alle prossime elezioni politiche, queste ormai sono appannaggio degli oligarchi e dei furbetti del quartierino, gli esentati, gli imbucati di lusso. Si può partire subito nei prossimi mesi con un ricorso alla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) sulla negazione della libertà politica in Italia costituita dal rito bizantino della raccolta manuale di decine, centinaia di migliaia di firme autenticate dal pubblico ufficiale in presenza. Un tema di libertà che può unire tanti movimenti. Poi si può continuare con l’approvazione di questa piattaforma programmatica seria e intransigente, liberale, liberista e libertaria.

In Italia, occorre prendere atto che la nostra area non esiste come soggetto politico organizzato, né tantomeno è rappresentata. Per chi è stanco di fare il fiore all’occhiello di partiti statalisti diversamente socialisti, per chi vuole fare politica in modo solare, senza cercare un tornaconto: non resta, quindi, che rimboccarsi le maniche e costruire con umiltà la vera alternativa al sistema statalista che comprende tutti gli attuali attori sulla scena. Su questo progetto noi ci siamo da subito.

(*) Presidente di Liberisti Italiani