Finlandia nella Nato, qualche perplessità sull’urgenza

La fretta con cui si vuole fare entrare la Finlandia nella Nato, a seguire la Svezia, pone seri interrogativi sulle ragioni alla base di tale esigenza certamente presa per una provocazione dalla Russia. La questione sopraggiunge in un momento delicato, costituisce un ulteriore ostacolo alla via dei negoziati e non può essere liquidata con affermazioni relative alla ovvia libertà di agire di un Paese sovrano, quando si sa che nella Nato si entra su invito.

Valenti generali delle nostre Forze armate, ben lontani da qualsiasi afflato putiniano, sono perplessi e cercano di capire i motivi di tanta urgenza.

La Finlandia durante la Guerra fredda sostenne fortemente la propria neutralità che poi negli anni Novanta trasformò in “non allineamento militare” e poi ancora nella formula di “Paese non alleato”. Tranquilla , pur con i russi ai confini.

Entrata in Ue, la sua politica estera si dovette conciliare con quella della Pesc (politica europea di sicurezza comune) e della Pesd (politica europea di sicurezza e difesa) sino ad arrivare agli inizi degli anni Duemila ove con la definizione dell’ampiamente condiviso “obiettivo di Helsinki” mise a disposizione dell’Unione europea un contingente di un migliaio di militari per operazioni e gestione delle crisi.

Il primo comandante del Comitato militare Ue – incarico ora ricoperto dal generale Claudio Graziano – fu proprio un generale finlandese .

L’esigenza di tutelare i Paesi europei non facenti parte della Nato e la crescente dimensione militare dell’Unione europea portarono a sottoscrivere specifici accordi e a modificare i Trattati Ue.

Così, mentre nel 2009 con la novellazione dell’articolo 42 (7) del Trattato dell’Unione europea si è stabilito che i Paesi dell’Ue sono obbligati ad assistere uno Stato membro “vittima di un’aggressione armata sul suo territorio”, in conformità all’articolo 51 delle Nazioni Unite, con gli Accordi Berlin Plus si è creato un meccanismo per il quale l’Ue può accedere alle capacità di pianificazione e comando della Nato nonché di utilizzare i mezzi e le capacità collettive dell’Alleanza per condurre proprie missioni. Riunioni periodiche, creazione dei “battlegroups”, missioni congiunte tra cui alcune molto note quali Eufor Althea in Bosnia e Concordia in Macedonia.

I finlandesi potranno pertanto sentirsi ben protetti al di là dell’ingresso nella Nato, evento che sembra allontanarsi alla luce del parere ostativo della Turchia, senza il cui consenso mancherà la necessaria unanimità per l’invito.

In tale quadro, non disgiunto dai vari trattati bilaterali nel campo della difesa, tra cui quello con l’Italia, la Finlandia non può considerarsi isolata nel caso di un’eventuale minaccia russa.

Non si capisce pertanto che ragione avrebbe un Paese come la Finlandia di entrare in un ulteriore organismo internazionale di difesa con immediatezza quando non risulta sia stato mai minacciato dalla Russia. La sola narrativa della possibile adesione avrà come immediata conseguenza un inasprimento delle ostilità tra Nato e Mosca e speriamo finisca così perché le scommesse in gioco sono molto più pericolose per tutti.