Libertà di stampa o di spararla grossa in tv?

Non dobbiamo prenderci in giro. La libertà che la corporazione giornalistica sembra difendere non è quella di stampa. Bensì quella di invitare in tv personaggi a metà tra i fenomeni da baraccone e gli esibizionisti allo stato puro – quando non interessati amici del putinismo come suggerisce da ultimo anche il presidente del Copasir, Adolfo Urso – per spararla grossa e confondere le idee ai telespettatori. Rivendicare questa facoltà da parte dei conduttori dei talk-show è pari all’arbitrio rivendicato, a loro volta, da certi magistrati anti qualsiasi cosa nel portare avanti inchieste a colpi di teoremi politici, mediante rivelazioni spesso prezzolate di certi pentiti che ben abbiamo conosciuto dal caso di Enzo Tortora in poi. In pratica, due tipi di prepotenza spacciati nel primo caso per “libertà di stampa” e nel secondo per “indipendenza della magistratura”.

Ovviamente nessuno propugna la censura o l’auto-censura, Dio non voglia. Ma forse farsi un esame di coscienza e smetterla di dare a bere al prossimo che si sta agendo per l’interesse dell’informazione pubblica sarebbe cosa buona e giusta. Specie in quella televisione pubblica che a fronte di tutto questo esibizionismo su temi ieri come il Covid e oggi come la guerra di aggressione della Russia di Vladimir Putin all’Ucraina, nulla o quasi dice su cinque referendum di matrice radicale e leghista sulla giustizia di cui la cittadinanza italiana può bellamente ignorare l’esistenza a poco più di un mese – 12 giugno – dal loro svolgimento.

Il sospetto che ci siano uno o più manovratori occulti nell’esaltare certi argomenti e nel deprimere certi altri è forte. Anzi fortissimo. E la par condicio invocata dai cosiddetti “ospiti filorussi”, e ieri dai “No vax”, ha il sapore della presa in giro. Di questo passo in un futuro talk-show sulla violenza alle donne ci ritroveremo il sindacalista degli stupratori a dire la sua. Ma sugli argomenti seri come la giustizia, le carceri, le tasse, l’Atlantismo e il rapporto con gli Usa il silenzio e la mistificazione resteranno le uniche regole di comunicazione.