Il virus dell’autodistruzione

Mi sembra evidente che il Sars-Cov-2, che causa una malattia che colpisce in modo grave i molto anziani e i molto fragili, si sta trasformando nel virus dell’autodistruzione dell’Occidente. Ciò a causa delle insensate misure, di cui noi italiani siamo all’avanguardia, che stanno conducendo a una progressiva paralisi della società nel suo complesso, con costi sempre più esorbitanti nel folle tentativo di bloccare la circolazione di un virus da tempo divenuto endemico.

Le migliaia di voli aerei che sono stati cancellati nel periodo natalizio hanno rappresentato un segnale più che preoccupante: la punta dell’iceberg di un colossale stravolgimento della nostra esistenza che i sacerdoti del terrore diffuso si ostinano a definire “nuova normalità”, sebbene di normale c’è ben poco in sistemi che stanno convertendo le loro economie in una sorta di tamponifici attivi 24 ore su 24 (per la cronaca, l’11 gennaio in Italia risultavano in isolamento quasi 2 milioni e duecentomila soggetti positivi, nella stragrande maggioranza dei casi asintomatici o con sintomi lievi).

E ovviamente anche lo sport ad alto livello ne risente in maniera assai grave. In questi ultimi giorni, infatti, si è registrato lo stop forzato causa positività al Coronavirus di alcune star – come Mikaela Shiffrin, considerata la più grande sciatrice di tutti i tempi e Lara Gut-Behrami, due volte campionessa mondiale – del cosiddetto Circo bianco, il quale ruota intorno alla popolare Coppa del mondo di sci alpino. Una situazione, al pari di tante altre importanti competizioni, che di fatto stravolge i valori e rischia di ribaltare l’esito finale di detta competizione. Tutto questo, in previsione delle quasi imminenti Olimpiadi invernali, che si apriranno a Pechino tra meno di un mese, sta facendo tremare i polsi di quella gran massa di atleti che, insieme al relativo entourage, rischiano di gettare al vento quattro anni di duri sacrifici per una positività al tampone a cui nella maggioranza dei casi non segue alcun sintomo di malattia.

Oramai, dopo due anni di esperienza e di errori marchiani – anche in questo l’Italia risulta all’avanguardia – non possiamo continuare nel tentativo delirante di arrivare all’estinzione del virus. Quest’ultimo, da quel che si vede chiaramente, segue un percorso di diffusione e di adattamento tutto suo, che non pare minimamente contrastato dalle misure e dai protocolli che ci vengono imposti, così come dimostra l’esempio di quei Paesi che tali misure non hanno adottato o hanno adottato in minima parte. In tal senso, come alcuni eretici sanitari sostengono da tempo, occorrerebbe tornare rapidamente sui propri passi, seguendo grosso modo la medesima strategia che osserviamo nei riguardi di altri virus respiratori: vaccinare i fragili, gli anziani e lasciar circolare liberamente la gran massa di asintomatici o paucisintomatici.

D’altro canto, a sostegno di questa linea che a molti potrà sembrare eccessivamente rischiosa, sono stati pubblicati da tempo studi in cui l’efficacia dei vaccini sulla totalità della popolazione appare percentualmente molto bassa, nell’ordine di qualche punto. Tuttavia, non bisogna affatto stupirsene, se consideriamo che già dai primi riscontri almeno il 96 per cento di chi contraeva il Sars-Cov-2 era, per l’appunto, asintomatico o paucisintomatico e che, su circa 130mila decessi, sotto i 50 anni si contavano meno di 400 decessi, in gran parte di soggetti con gravi patologie multiple pregresse. Anche perché se, come si è ben visto, il vaccino non blocca affatto i contagi, non ha alcun senso imporlo a chi non corre soverchi rischi.

Ma noi, investendo colossali risorse umane e materiali nella infinita profilassi di massa, nei tamponi e nelle conseguenti quarantene, quest’ultime socialmente ed economicamente autolesionistiche, stiamo facendo qualcosa di molto simile a una caccia alle zanzare condotta a colpi di martello. È possibile che qualcuno di questi insetti molesti si riesca a eliminare, ma l’ambiente che si sta cercando di bonificare con tale metodo è destinato a uscirne distrutto, senza aver minimamente sconfitto le medesime zanzare.