Sulla cannabis in Italia prevale l’imbroglio semantico

Quando in Italia qualcuno si azzarda a parlare di cannabis e di legalizzazione di questa sostanza relativamente innocua – se comparata ad altre legali come alcol e tabacco – il riflesso condizionato di un certo perbenismo, prevalentemente di destra e dell’oltranzismo cattolico illiberale, ma non solo, è quello di buttarla subito in caciara. E quindi il giorno dopo i giornali si sbizzarriscono in titoli allarmistici in cui prevale subito un imbroglio semantico: “Liberalizzare le droghe leggere”.

Ognuno resta sulle sue posizioni para-ideologiche e tutto resta come prima. Cosicché se non ci fossero i Radicali italiani e il Partito Radicale che a turno promuovono referendum e iniziative in materia, le persone resterebbero tranquille nella loro beata ignoranza. Pazienza se poi la cannabis non ha praticamente mai ucciso nessuno, al contrario di alcol e tabacco che ne falciano a decine di migliaia ogni anno, pazienza se la sua legalizzazione porterebbe un sette-otto miliardi l’anno di entrate all’erario e pazienza pure se l’Europa si avvia, come gli Stati Uniti, a una legalizzazione di massa di questa sostanza che l’Oms e l’Onu hanno già praticamente tolto da quelle nocive da proibire. Questi argomenti non fanno parte del dibattito. Da noi solo piagnonismo e velleitarismo. E magari una strizzatina d’occhio sottobanco alle mafie che sarebbero le uniche a rimetterci il bancomat in caso di legalizzazione europea armonizzata.

Rimane sconcertante come partiti e movimenti di centrodestra che invocano “la libertà “di non vaccinarsi contro il Covid e quindi di recare danno ad altri cittadini e all’economia del Paese, si dimentichino di questa parola quando la libertà è solo quella di un individuo di determinare entro certi limiti “legalizzati” il proprio stile di vita. Per non parlare delle conseguenze pratiche di questa ideologia del proibizionismo oltranzista: se Spagna, Germania, Lussemburgo e Olanda e altri Stati europei legalizzeranno la cannabis, secondo voi dove si concentreranno gli spacciatori? Lo capirebbe anche un bambino: in Italia, in parte in Francia e in tutti quei Paesi vittime dell’imbroglio semantico perbenista e del loro essere retrogradi su questa delicata materia. Come gli italiani sono per ora costretti a sobbarcarsi un costoso viaggio in Svizzera per porre fine alla loro esistenza, qualora la stessa sia ormai ridotta a pura sofferenza e stato vegetativo per colpa di una qualsivoglia malattia, così gli spacciatori piccoli e grandi di mezzo mondo si concentreranno nei Paesi ostinatamente proibizionisti su quella sostanza che tutti sanno da 60 e passa anni non avere alcuna ragione di essere stata inserita tra quelle veramente pericolose (eroina, cocaina, droghe sintetiche) e la cui proibizione rimane comunque molto ma molto discutibile. Per la cannabis l’odio è puramente su base ideologica tipo “i compagni dei centri sociali che si fanno le canne” o gli “odiati salotti radical chic”. Tutte idiozie che hanno portato il nostro Paese, insieme al Messico e alla Colombia e a qualche Stato produttore del Terzo Mondo, a essere diventati i paradisi dei narcos e della narco-finanza.

“Continuiamo così, facciamoci del male”, per citare un noto regista talvolta sopravvalutato. Tanto il pragmatismo da noi non esiste. Della serie: “Ci vorrebbe un Mario Draghi pure per occuparsi della cannabis”.