Il Green pass come strumento di coercizione

Fra le tantissime sciocchezze che televisioni e giornali ogni giorno sciorinano a chi guardi le prime e legga i secondi, una va in particolare presa in considerazione e riguarda il Green pass. Si ripete infatti in modo ossessivo, da parte di tutti, che il Green pass sarebbe uno strumento di libertà, messo a disposizione di chi ne possa usare di volta in volta. Per meglio far digerire questa sesquipedale sciocchezza, politici e giornalisti ribadiscono che con il Green pass si può andare al cinema, a teatro, in pizzeria, a ballare. E tutti ad applaudire, ad approvare, a festeggiare perché finalmente si potrà tornare a incontrarsi, a mangiare insieme, a sbevazzare, ad allenarsi in palestra.

A latitare purtroppo qui è il pensiero, vale a dire la capacità di capire come stanno davvero le cose, limitandosi invece la maggior parte degli italiani ad accontentarsi di ciò che viene detto loro, senza nessuna lettura critica appena avvertita: una specie di gregge che desidera soltanto di essere ciecamente teleguidato. Se invece si scomoda appena l’uso del pensiero, si scoprirà che le cose sono esattamente al contrario di come viene affermato a gran voce dagli imbonitori del popolo: il Green pass non è affatto uno strumento di libertà, ma un sottile e raffinato mezzo di asservimento. Infatti, la certificazione verde concede alcune libertà – per l’uso delle quali tutti esultano come bambini davanti a un giocattolo nuovo – ma supponendo implicitamente che la libertà di tutti sia a disposizione del Governo, cioè di chi abbia il potere, il quale può a suo piacere concederla o revocarla, secondo tempi e modalità assolutamente insindacabili.

Nell’ottica del Green pass, infatti, la libertà non è un diritto naturale di cui ogni essere umano è dotato fin dalla nascita, e che il potere costituito – qualunque esso sia – è tenuto a riconoscere e a tutelare, ma un bene che il Governo può a sua discrezione concedere o non concedere, limitare o perfino autorizzare in certi casi, pronto poi – il medesimo potere – a revocare quella stessa libertà che aveva appena autorizzato. Per questa ragione, il retto uso del pensiero ci conduce a ribaltare l’illustrazione che ogni giorno ci viene offerta in modo martellante: nessuno di noi dovrebbe essere contento perché ci viene concessa la libertà, tramite il Green pass, di andare in pizzeria con gli amici, se non altro perché chi ce la concede potrà domani mattina revocarcela di nuovo; dovrebbe invece essere costernato e preoccupato, perché la libertà originaria di cui tutti siamo titolari, tramite il Green pass, viene limitata, collocata a disposizione del Governo e perfino annullata: anche quella di andare in pizzeria con gli amici.

Il Governo, insomma, dispone di ciò che non gli appartiene, la nostra libertà: niente male, anche perché pare che la maggioranza degli italiani, che sono sordi a queste critiche, preferisca un immemore asservimento a una pensosa libertà. Ma, come scrive Stefan Zweig, “per le anime servili, ogni servitù appare blanda”. Coraggio! Non è poi tanto difficile da capire. Giorgio Agamben e Massimo Cacciari ce lo ripetono da mesi.