Cop26, l’apocalisse climatica è una bufala globale?

Siamo davvero – come molti dicono – alla vigilia di una catastrofe climatica? Ieri a sostenerlo al Cop26 di Glasgow è stato l’ex presidente Usa, Barack Obama: “Il tempo sta scadendo… è un decennio decisivo per evitare il disastro”. Nessuna sorpresa nemmeno per la dichiarazione del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres del 26 ottobre scorso: “Siamo sullorlo di una catastrofe climatica”. Si potrebbero citare molti altri grandi del mondo per non parlare dei tantissimi fedeli e seguaci di quella para-religione di salvezza dall’Apocalisse che ha trovato in Greta Thunberg una profeta.

La predizione dell’Apocalisse imminente evitabile solo se il mondo azzererà le emissioni di Co2 “entro o attorno la metà del secolo” è condivisa da (quasi) tutti i “grandi” e i “piccoli” del mondo. È ormai una verità praticamente ufficiale che viene ripetuta dai grandi e piccoli mass-media con innumerevoli reportage, articoli, film e documentari. Lo scenario che illustrano viene reiterato ogni giorno: ondate di caldo, deforestazioni e desertificazioni, inondazioni dovute allo scioglimento dei ghiacci polari, piogge torrenziali – dalla Siberia al Canada, agli Usa, al Nord Europa, al Mediterraneo – con l’appendice di miliardi di profughi climatici per non parlare dell’estinzione dell’orso bianco. Eppure, alcuni scienziati le contestano, anche se sono ignorati dal grande stampa e dai grandi media. Tra questi ci sono in Italia Antonino Zichichi e Franco Prodi che anche in recentissime interviste si sono dissociati dalla corrente maggioritaria e hanno contestato il valore scientifico di quelle previsioni e della credenza nell’origine prevalentemente antropica del riscaldamento globale.

Tra gli scienziati scettici c’è anche Steven Koonin, fisico specializzato nel clima, che è stato anche ex sottosegretario alla Scienza e all’Energia nei governi Obama. Koonin smentisce proprio il suo ex presidente Obama nel suo ultimo libro Unsettled (2021) che sta facendo rumore in tutto il mondo perché sostiene dati alla mano che l’Apocalisse non c’è e non ci sarà.

“Che il pianeta si stia scaldando è un fatto” dice Koonin, come pure è molto probabile che una (piccola) parte del riscaldamento del pianeta sia probabilmente dovuta alle emissioni umane di Co2 dovute ai combustibili fossili. Ma sono errate però – afferma l’autore – le conclusioni che se ne traggono: nessuna catastrofe è alle porte. Ed è errato credere che si possa veramente regolarne, a piacimento, le quantità in atmosfera e credere che questo, di per sé, abbia un effetto sulle temperature del pianeta. Koonin per queste false convinzioni diffuse se la prende, più che con l’Ipcc (International panel for climate change) dell’Onu, soprattutto con il sistema dei media. I media drammatizzano gli eventi climatici per calamitare audience. Pare che il clima si venda bene.

Ad esempio, la tesi che allagamenti, siccità, bolle di pioggia, temporali, cicloni tropicali si starebbero intensificando, in correlazione diretta con i cambiamenti climatici ripetuta quotidianamente dai media viene definita nei report Ipcc, “a bassa attendibilità” (low confidence). Eppure, ricorre ossessivamente sui media. Il catastrofismo – nota Koonin – evoca nell’opinione pubblica due reazioni di riflesso: che i cambiamenti climatici siano opera dell’uomo e che bisogna fare subito “qualcosa di radicale e urgente”. Purtroppo, la risposta dei governi finisce col diventare rituale e frustrante: “È colpa della Co2, tagliamo le emissioni”. Koonin ritiene che alla scienza vengano attribuite molte idee sbagliate, luoghi comuni, inesattezze che distorcono il dibattito pubblico sul clima. La semplificazione sacrifica l’accuratezza, ma estende la platea. Gli stessi modelli e scenari che l’Ipcc costruisce e proietta al 2050 e oltre sono solo – dice Koonin – esercizi, ipotesi. Non danno alcuna certezza e soprattutto non hanno alcun valore prescrittivo.

“Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni tornano utili”. Occorre tenerlo in mente quando, di una ipotesi dell’Ipcc, si scrive: “Lo dice la scienza”. Il clima resta, in ogni caso, caotico ed evolve quasi sempre in modo assai difforme dal modello. Passando poi alle questioni di merito, Koonin dice che è certamente vero che la presenza in atmosfera di Co2 è fortemente aumentata negli ultimi due secoli. Essa è stata per secoli di circa 280 ppm (parti per milione). Poi, agli inizi dell’Ottocento e in coincidenza con l’industrializzazione, ha cominciato ad aumentare e oggi è a 410 ppm, quasi un raddoppio: 130 ppm in più. Questa quantità, attribuita all’uso di combustibili fossili, è ritenuta l’eccesso e ad essa sola si attribuisce l’attuale riscaldamento del pianeta. Errore grave: perché quella quantità aggiuntiva – nota Koonin – significa solo 2,8 molecole di Co2 in più ogni 10.000 degli altri gas serra. Questa aggiunta fa sì che il calore, intercettato e trattenuto dai gas serra, passi dall’81,1 solo all’ 81,7 per cento. In conclusione: è praticamente impossibile che quella esigua differenza spieghi, da sola, l’intero aumento delle temperature (+1,5° Celsius) degli ultimi due secoli e mezzo.

C’è di più: la Co2 è un gas assai stabile. Il 60 per cento del gas emesso rimane in atmosfera 20 anni, il 55 per cento ci resta un secolo e il 15 per cento, addirittura, un migliaio di anni. Insomma, la Co2 che già c’è, è destinata a restare. Le politiche anti-emissive non la toccano: riguardano solo quella che emetteremo.  È vero – osserva poi Koonin – che se continuassimo ad emettere as usual, nel 2070 l’anidride carbonica in aria raddoppierebbe (820 ppm). E tuttavia, anche in questa ipotesi, il calore catturato e trattenuto dai gas serra passerebbe solo dall’81,7 all’82,1 per cento. Se attuassimo, invece, i tagli previsti dai green deal stabilizzeremmo l’attuale percentuale di calore intercettato. Niente garantisce davvero che azzerare le emissioni al 2050 (posto che tutti lo facciano) e stabilizzare l’attuale Co2 basti a trattenere l’aumento delle temperature entro i 2° Celsius. È solo una scommessa ad alto rischio e ad altissimi costi. E il gioco non sembra valere la candela.

Comunque, i numeri e gli argomenti forniti da Koonin dicono che, in ogni caso, l’Apocalisse è esclusa, nonostante che sia data per scontata da grandi e piccoli del mondo. Come mai l’Apocalisse è divenuta allora una verità quasi indiscutibile? La verità è che una qualsiasi ipotesi, anche sciocca e infondata, quando sia capace di suscitare un terrore o una speranza, diventa rapidamente luogo comune e “verità dei tempi”. Specie se suscita terrore e speranza insieme. Ed è allora molto difficile contrastarla.