11 Settembre: il fantasma demoniaco dietro il delirio dei complottisti colti

Dopo gli attacchi dell’11 Settembre a New York e a Washington si diffuse anche tra diversi intellettuali occidentali l’assurda e delirante tesi (già comparsa nei Paesi musulmani) che a ordire quegli attentati fossero stati, in realtà, gli stessi leader americani con l’ausilio dei servizi segreti americani e israeliani. In quella tesi aleggiava il fantasma metafisico del Demonio identificato, con una buona dose di fideismo e senza troppi dubbi, nell’Occidente. Di questo delirante complottismo dal forte odore di zolfo è stato emblema in Italia il libro collettaneo “Zero” dal quale fu tratto anche un film e uno spettacolo teatrale (“Zero. Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso”, Edizione Piemme, 2007).

In quel libro vari intellettuali occidentali, noti o in cerca di notorietà, con varie argomentazioni – tutte congetturali – cercavano di persuadere i lettori che i veri colpevoli dell’11 Settembre del 2001 non erano stati i terroristi di Al-Qaeda, come pure aveva ammesso e confessato il suo leader Osama bin Laden, ma i leader americani stessi. I terroristi sarebbero stati creati e manipolati dai servizi statunitensi e sarebbero stati parte di un colossale inganno, architettato dagli stessi massimi leader degli Usa per consentire al presidente George Walker Bush di scatenare una guerra infinita in apparenza contro il terrorismo, ma in realtà contro l’intero mondo musulmano.

Tra i coautori del libro, coordinati dal giornalista italiano Giulietto Chiesa, c’erano lo storico Franco Cardini, il filosofo Gianni Vattimo, l’ex ministro socialdemocratico di Helmut Schmidt, Andreas von Bülow, lo scrittore americano Gore Vidal, il filosofo californiano David Ray Griffin, il giornalista tedesco Jürgen Elsässer, l’economista canadese Michel Chossudovsky, più molti altri tra cui lo showman tuttologo Moni Ovadia e le giornaliste italiane Lidia Ravera e Lella Costa. Una compagnia ideologicamente e professionalmente eterogenea, ma solidale nel lodevole sforzo di “smascherare il complotto”.

Le argomentazioni di questi personaggi sono degne di essere ricordate perché la bizzarria puramente fantastica e congetturale delle loro tesi mostra chiaramente un retrostante pregiudizio – e anzi un vero odio – anti-americano e anti-occidentale. La tesi principale di quel libro è – come vi afferma Giulietto Chiesa – che il “cosiddetto terrorismo internazionale, di cui parlavano al tempo i neoconservatori americani, fosse in realtà una creazione “diretta e indiretta dei servizi segreti americani e israeliani”. Una tesi quest’ultima che nel libro viene data per scontata e che non ci si preoccupa mai di documentare e provare, ma che viene avallata da tutti i coautori sulla base di congetture, ipotesi e presunte incongruenze e contraddizioni.

Tra gli autori, il von Bülow sostiene esplicitamente la congettura di una “false flag operation”, un’operazione cioè congegnata in modo da sacrificare diciannove “pedine” islamiste trasformate in vittime inconsapevoli, in modo da scatenare una psicosi di massa adatta a favorire la guerra. L’economista Chossudovsky a tale proposito è perentorio: “Questi nemici dell’America, i presunti architetti degli attacchi dell’11 Settembre, sono stati creati dalla Cia. Articolo di fede sprovvisto per definizione di ogni riscontro. Se non si trovano le prove è perché la Cia le ha occultate. Che servizio segreto sarebbe altrimenti? Ergo: le prove ci sono ma non si vedono. Lapalissiano.

Steven Jones, un fisico americano dello Utah, si dice certo “che la collisione dei jet con due degli edifici non basti a spiegare il totale e rapido crollo di entrambe le Torri. Secondo lui esisterebbero “prove convincenti” che la distruzione delle Torri fosse stata dovuta, oltre che ai jet anche al “piazzamento di cariche esplosive e incendiarie”. Le “prove convincenti” sarebbero le sue supposizioni e i suoi calcoli ipotetici.

Franco Cardini punta il dito contro i “neocon” americani ed esprime il sospetto che i terroristi di al-Qaida siano una loro creazione. Lo dimostrerebbe il modo in cui sono stati descritti i terroristi e la loro organizzazione decentrata. “Che cosa c’è di meglio di un movimento che non ha struttura centrale o leader, se non morti, per addossargli ogni colpa o comportamento, per quanto assurdo esso sia?” si chiede Cardini. E tanto gli basta.

Lo storico Webster Griffin Tarpley parla del “mito dell’11 settembre” come strumento per “legittimare le tendenze razziste, militariste e fasciste”. Niente meno! Dove? Ovviamente negli Usa e in tutto l’Occidente che – secondo Tarpley – albergherebbero nella loro stessa natura un’irresistibile vocazione al fascismo. L’economista Enzo Modugno si dice certo, invece, che si è trattato di un modo per “bloccare il precipitare della Borsa che stava per crollare, ridando vigore alla domanda e avviando la ripresa dell'economia. Machiavellismo criminale dei centri occulti del capitalismo finanziario! Il diavolo nella Borsa.

Ray Griffin smonta il rapporto della commissione d’inchiesta sull’11 Settembre puntando sui conflitti d’interesse e sui legami personali dei suoi membri con l'amministrazione Bush. Il giornalista Claudio Fracassi affida i suoi sospetti all’assenza di immagini del momento dell’impatto del gigantesco Boeing contro il Pentagono, sebbene fosse “il luogo più sorvegliato del mondo. Non ci sono le foto… quindi… tutto è possibile. Inconcludenti sono anche le coincidenze messe in rilievo da Jürgen Elsässer: i jihadisti combatterono in Jugoslavia con l’appoggio degli Usa e della Nato, mentre Osama bin Laden entrava e usciva dal palazzo di Alija Izetbegovic, il presidente musulmano, ma “filo-occidentale” della Bosnia. Il che – secondo lui – sarebbe una prova della connivenza di bin Laden con il Satana americano.

L’unico a sottrarsi decisamente a queste ipotesi complottiste estreme è proprio lo scrittore solitamente radicalmente anti-americano, Gore Vidal, intervistato in coda al volume. Vidal, forse, si rende conto del carattere delirante e fumoso delle accuse al presidente americano George Walker Bush e al suo vice Dick Cheney (solitamente descritto come un vero demonio) e afferma che essi “non sono responsabili dell’attentato” ma non rinuncia al graffio: non possono esserlo solo “perché incompetenti”.

Dalla lettura del libro appare evidente che tutti gli interventi partono da una certezza granitica: i colpevoli della strage sono da cercare nell’Amministrazione Usa che ha ordito il diabolico complotto. È a partire da questa certezza pregiudiziale che si passa a raccogliere elementi, coincidenze, allusioni, sensazioni, citazioni, volte a dimostrare l’assunto di partenza. Di fronte all’evidenza dei fatti si punta a corrodere le certezze accumulando congetture, ipotesi, statistiche e particolari curiosi benché nessuna di queste congetture sia davvero probante.

Il libro “Zero” e altre operazioni analoghe sono state definite da Dario Fertilio come casi di “negazionismo colto” perché ricordano alcune tecniche dei negazionisti della Shoah: si isola dal loro contesto immediato una testimonianza o un particolare (anche se insignificante e futile), si gettano dubbi sulla credibilità di un testimone o sulla stranezza di un certo particolare insignificante. Se ne afferma la falsità e la si estende a tutto, come a dire “falsus in uno, falsus in omnibus, falsus in toto.

Si sottintende che errori, piccole incongruenze e sbavature non possano essere casuali, ma dimostrerebbero una precisa volontà di manipolazione da parte di demoni onnipotenti: i neocon, il sionismo internazionale e, soprattutto, la diabolica Cia. Sullo sfondo aleggia il fantasma demoniaco di una presunta Spectre occidentale che userebbe condurre inconfessabili e ciniche “operazioni” del tipo di quelle raccontate nel film “I giorni del Condor”. Aleggia anche tra i complottisti colti occidentali l’odore di zolfo e il fantasma del Demonio, sempre rigorosamente occidentale, ovviamente. Anzi: l’Occidente è il Demonio. Per definizione. Dogma di fede che non si discute e non ha bisogno di prove.

Un’analisi razionale di questi tortuosi ragionamenti congetturali porterebbe subito a rendersi conto che essi sono confutati da semplici fatti. Come il semplice fatto che lo stesso bin Laden e altri esponenti di al-Qaida hanno ammesso le loro responsabilità per gli attacchi dell’11 Settembre. Se fossero stati innocenti o avessero avuto il semplice sospetto di essere stati manipolati da una Spectre americano-israeliana sarebbero stati i primi interessati a denunciare il “complotto” della Cia, del Mossad e dei neocon.

Le teorie del complotto sull’11 Settembre sono poi confutate da una semplice considerazione. Esse prevedono la complicità di migliaia di persone che – secondo i complottisti – manterrebbero un segreto criminale di quel genere (e per decenni). E ciò è manifestamente, e per ogni esperienza passata, inverosimile. Un segreto di questo tipo non potrebbe mai resistere a lungo, specie negli Usa, dove si trova sempre qualche “gola profonda” che decida di parlare, pur conservando l’anonimato. Tanto più se a condividere quel segreto fossero in migliaia. Ci si deve chiedere come mai persone razionali come gli intellettuali citati improvvisamente perdano il lume della ragione e si lascino conquistare da un demoniaco delirio complottista. Ci si può e ci si deve chiedere da dove nasca in persone pensanti e razionali – come noti intellettuali esercitati e avvezzi all’uso della ragione critica –questo delirio paranoide che li spinge a negare i fatti, a invertire la realtà e la logica per andare dietro a fumose congetture prive di riscontri e contraddette dai fatti.

A comprenderlo ci può aiutare la loro tesi di fondo che è anche la loro accusa finale: l’Occidente, essendo la sola civiltà aggressiva e, anzi, demoniaca, non può essere per principio la vittima di una minaccia e di un’aggressione da parte di un nemico esterno qualsiasi, fosse anche il terrorismo islamista. Quest’ultimo non potrebbe esistere proprio perché l’Occidente sarebbe l’incarnazione stessa del Male, del quale avrebbe il monopolio. Il Male, perciò, non può avere origini e non può stare fuori dell’Occidente perché l’Occidente è il Male stesso e racchiude in sé tutto il male del mondo.

Il presunto “nemico” sarebbe addirittura una creazione occidentale. L’Occidente sarebbe dotato, infatti, di forze oscure onnipotenti e irresistibili, capaci persino di creare un nemico artificiale e fittizio, programmare e provocare la morte di tremila vittime tra gli stessi cittadini americani allo scopo diabolico di creare la psicosi e il pretesto adatti a far scoppiare guerre miranti a rafforzare l’Impero americano-occidentale planetario.

Quegli intellettuali ci sembrano dominati da una pregiudiziale immagine demoniaca degli Usa e dell’Occidente come civiltà portatrice dei geni del Male radicale globale e di una aggressiva e sfrenata volontà di potenza. L’Occidente, pertanto, sarebbe capace di tutto e perciò sarebbe meritevole anche di essere sospettato e accusato, anche senza alcuna prova, dei peggiori misfatti. La guerra esiste ancora nel mondo solo perché esiste l’Occidente nel pregiudizio di quei colti e irenisti umanitari. Se si vuole un’era di pace universale non c’è che da distruggere la civiltà occidentale, una formazione storica geneticamente guerrafondaia e violenta meritevole, perciò, di perire per le sue violenze e colpe passate, presenti e future. Essa non merita quindi di essere difesa, ma al contrario merita di essere odiata a priori e a prescindere da tutto e accusata di tutto e del suo contrario: merita di essere colpita, e decostruita in ogni suo aspetto, in ogni modo e con ogni mezzo razionale e no, lecito e no. Ed è anzi meritevole colpirla anche con deliranti congetture come quelle contenute nel libro menzionato che significativamente ha titolo “Zero”. Zero come “ground zero”, ma anche come la nullità delle sue argomentazioni e come il nichilismo dei suoi autori.

La demoniaca congettura del complotto dell’11 Settembre, avallata da quegli intellettuali e da altri esponenti dell’antioccidentalismo radicale, si è diffusa e circola ancor oggi, almeno nella forma del dubbio, tra le popolazioni dei Paesi dell’Occidente. Essa ha alimentato il senso di colpa occidentale, ha diffuso disarmo morale e intellettuale perché ha negato la realtà dei nemici esterni e delle minacce all’Occidente e ha rafforzato tra gli occidentali la convinzione di essere parte di una civiltà demoniaca indegna di essere difesa.

Ha anche alimentato e giustificato l’odio per l’Occidente diffuso tra le popolazioni musulmane, arabe e no, quelle stesse che l’11 Settembre esultarono nelle piazze e negli stadi di calcio all’annuncio del crollo delle Torri Gemelle. Esultarono perché quel giorno tremila “infedeli” erano stati uccisi, ma soprattutto perché erano crollate quelle due Torri, simboli della potenza del Demonio-Occidente, finalmente ferito forse a morte. Probabilmente insieme a quelle folle musulmane esultarono in cuor loro anche molti intellettuali occidentali, nemici interni della loro stessa civiltà dei diritti e delle libertà; una civiltà che essi odiano e demonizzano quotidianamente senza vera ragione, perché in fondo odiano da sempre la propria casa natale e soprattutto se stessi.