Come la scienza si è trasformata in propaganda

L’essenza di ogni regime è la politicizzazione di tutto, poiché il tutto deve sostenere lo status quo altrimenti ogni parte non politicizzata, quindi libera di dissentire, sarebbe una minaccia. In un regime autoritario non c’è via di mezzo e quindi tutto, letteralmente tutto, deve essere politicizzato per essere trasformato in propaganda e ciò che non può essere politicizzato deve cessare di esistere o essere relegato in una zona oscura, poiché il semplice atto di tentare di riconoscere un’esperienza non politicizzata è di per sé una minaccia allo status quo. In questa zona oscura è ormai discesa anche la scienza della salute pubblica.

L’essenza di qualsiasi scienza è il dibattito. Uno scienziato propone un’ipotesi che viene poi testata con la sperimentazione. Se i dati empirici tendono a confutare l’ipotesi, può essere abbandonata a favore di una nuova ipotesi. Allo stesso tempo, altri professionisti possono mettere in discussione l’ipotesi o proporre la propria. Il dibattito va avanti fino a quando non si raggiunge un consenso. Ma, anche allora, il consenso può durare solo fino a quando non arriva un’ipotesi ancora migliore e così via. La vera scienza non è mai definitiva, si evolve.

Questo non è il caso della “scienza” che circonda la pandemia di Covid che, politicizzandosi, è diventata propaganda di regime al punto che molti cittadini non ne hanno più fiducia. Negli ultimi due mesi abbiamo assistito a un completo fallimento dei vaccini che invece di frenare la diffusione del Covid-19 sembrano facilitarla. In diversi Paesi con tassi di vaccinazione molto elevati, come Israele, Gran Bretagna e Seychelles, ad esempio, stanno registrando tassi di infezione più alti in presenza di più varianti del Covid. Eppure, la risposta della “scienza” è sempre la stessa: dobbiamo indossare maschere, essere vaccinati, distanziarci socialmente e magari… rinchiuderci ancora. Ma anche un neofita capisce che il vaccino di oggi non darà necessariamente la stessa immunità né per la variante di oggi né per quella di domani.

La “scienza” invece spinge per la vaccinazione universale, mentre l’efficacia dei vaccini sta calando. Non volendo accettare la responsabilità di queste contraddizioni, la “scienza” ha cambiato la sua narrativa. Ora ci sta dicendo che, anche se i suoi vaccini non ci proteggono dalle infezioni, sono comunque efficaci nel proteggerci da malattie gravi e dalla morte. Questo nuovo mantra dell’establishment scientifico viene ripetuto in ogni singolo notiziario. “Se sei vaccinato”, ci dicono, “puoi ancora essere infettato, ma non ti ammalerai gravemente o morirai perché i vaccini sono ancora efficaci”.

L’affermazione che i vaccini proteggano dal Covid e dalla morte, tuttavia, è propaganda che si basa sulla stessa metodologia fraudolenta utilizzata per sostenere le prime false affermazioni sulla loro efficacia e che è oggi è confutata da dati empirici. I numeri ci stanno infatti dicendo che la maggior parte dei casi gravi di Covid e morte sta avvenendo nelle nazioni con programmi di vaccinazione avanzati e tra i vaccinati. Ma la soluzione al problema del “vaccino” (che non è un vaccino) è… ancora più vaccino. Sono necessari richiami, si dice, ogni 5/8 mesi per tenere a bada il Covid. Qual è dunque l’ordine del giorno? Chiaramente, non la salute del pubblico ma i profitti eterni per le case farmaceutiche.

E così si arriva a capire come la scienza nella salute pubblica sia stata politicizzata, diventando propaganda al fine di spingere e mobilitare il maggior numero verso obiettivi che non riguardano affatto la salute pubblica. In primis, la Comunità della ricerca è stata avvelenata dall’influenza dei finanziamenti. Ciò che guida la scienza oggi sono le sovvenzioni dei governi e delle fondazioni e non più la motivazione e la genialità di studiosi indipendenti come gli Edward Jenner o i Louis Pasteur. Il finanziamento pubblico ha reso ormai la scienza dipendente dallo Stato, cioè dalla politica. Le Università e gli scienziati fanno pressioni affinché i governi diano loro denaro per i loro programmi di ricerca allo stesso modo di come le lobby industriali premono per sussidi. Gli scienziati ottengono i soldi dal Governo ma in cambio devono seguirne le indicazioni.

Ma c’è di più. Come per la crisi climatica, anche per il Covid il dibattito di politica pubblica ha dimostrato che i cosiddetti scienziati non sono sempre parti disinteressate. Sembrano essere diventati politici e partigiani quanto i politici, utilizzando selettivamente le “prove” scientifiche per giustificare il loro punto di vista ideologico. I modelli di comportamento che promuovono il finanziamento pubblico sono stati sorprendentemente simili a quelli del clima: uso selettivo dei dati, manipolazione del processo di revisione tra pari, censura, persecuzione e demonizzazione dei colleghi dissenzienti per arrivare, alla fine a un falso “consensoscientifico da propagandare a fini politici.

L’attuale approccio standardizzato alle vaccinazioni di massa, che tratta tutti i riceventi come se fossero organismi identici da processare su una catena di montaggio medica, è tipico dei peggiori regimi totalitari. L’inoculazione universale viene portata avanti senza nemmeno un’adesione rudimentale alla necessità di screening medico e consultazione caso per caso. Ci si è dimenticati di come venivano affrontate le epidemie influenzali molto più gravi della fine degli anni Sessanta e della fine degli anni Cinquanta? Nel grande schema delle cose queste epidemie erano “non eventi” non essendoci a quell’epoca le condizioni per sfruttarle, come si sta facendo oggi, a scopo politico. La questione allora riguardava il rapporto paziente/medico. Ma medici privati hanno cessato di esistere da quando il regime li ha costretti a diventare semplici dipendenti di massicce organizzazioni di “assistenza sanitaria” che si proteggono dalla responsabilità seguendo i protocolli stabiliti dai vari ministeri della salute in combutta con le case farmaceutiche, cosicché i medici finiscono per eseguire essenzialmente gli ordini delle aziende farmaceutiche. I medici indipendenti possono ancora utilizzare la loro formazione e abilità per aiutare i loro pazienti, ma con grande cautela: il regime, dove tutto deve essere politicizzato, potrebbe comprometterne la carriera.

L’universalizzazione delle vaccinazioni in corso per iniettare e etichettare il bestiame viene ovviamente propagandata, appellandosi al “bene o interesse comune”. Ma solo i grulli dimenticano che sotto questa bandiera sono stati commessi, nel corso della storia, i crimini più spregevoli.