Giudici e indipendenza

A me non sembra affatto che le note vicende di Verbania siano la dimostrazione della ineludibile esigenza di procedere finalmente alla separazione delle carriere dei magistrati. Ad essere sincero, penso che sia un errore operare una traslazione del genere prendendo a riferimento fatti che, in realtà, impongono ben altre riflessioni.

Intendiamoci: la separazione delle carriere va fatta e basta, senza ulteriori indugi e una volta per tutte. Tuttavia, mi pare già di sentire le (speciose) obiezioni di chi ci farà osservare l’inutilità di una riforma sulla scorta dell’indipendenza di giudizio mostrata dal Giudice nei confronti dell’Ufficio del pm.

A ciò aggiungerei – ma questa è farina del mio sacco – che la sostituzione del Gip è un fatto interno al Tribunale: un fatto che, quand’anche si rivelasse ispirato (o imposto) dall’Accusa, potrebbe realizzarsi nonostante le carriere siano separate. Potrebbe suggerirlo il Governo, ad esempio, o la loggia Ungheria. Non cambierebbe nulla.

No. Oggi, noi non difendiamo la madre di tutte le nostre battaglie. Ma non è affatto il momento di ordinare il rompete le righe. Noi difendiamo l’idea di Giudice indipendente scritta nella Costituzione, vale a dire la garanzia – fatta per noi, prima che per lui – che nessuna interferenza possa incidere sulla persona cui è affidato un fascicolo.

Noi, oggi, dovremmo avere ben chiaro il tema in discussione e comprendere che la linea del fronte si colloca sui confini dei principi fondamentali di una moderna democrazia. Nessuno tocchi il Giudice affinché nessuno tocchi noi, anche se di nome facciamo Caino. È chiaro abbastanza?