La tensione diplomatica con gli Emirati Arabi preoccupa gli imprenditori italiani

L’Expo di Dubai è alle porte e gli incidenti diplomatici occorsi in questi giorni tra l’Italia e gli Emirati preoccupano non poco. L’ultimo in ordine di tempo è stato rappresentato dalla mancata autorizzazione all’atterraggio e al sorvolo di un aereo dell’Aeronautica militare italiana sul territorio degli Emirati Arabi.

Al Boeing 767 della nostra Aviazione, che trasportava militari e giornalisti alla cerimonia di chiusura della missione in Afghanistan, sono state negate quelle che in gergo internazionale vengono chiamate diplo-clearance. Il volo, costretto quindi ad atterrare per il rifornimento all’aeroporto di Dammam in Arabia Saudita, è giunto a destinazione ad Herat con molte ore di ritardo. Il penultimo sgarbo nei nostri confronti pare invece sia stato l’ordine di sfratto esecutivo dalla base emiratina di Al Minhad, dove l’Italia da anni ha costituito il suo scalo per i voli in transito verso Iraq e Afghanistan. In quella importante base lavorano almeno un centinaio di militari principalmente dell’Aeronautica. Essa è essenziale per il cambio dei velivoli che trasportano le truppe in missione e funge anche da foresteria per il ristoro dei militari provenienti dai teatri operativi. La sua perdita provocherebbe notevoli disagi alla pianificazione dei voli per quell’area.

Che cosa sta succedendo? Più cause potrebbero aver generato un deterioramento dei rapporti con un Paese ritenuto commercialmente fondamentale e una eventuale rottura potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Sicuramente molto fastidio lo ha generato una risoluzione proposta dal Movimento Cinque Stelle e dal Partito Democratico lo scorso dicembre, per revocare e sospendere le licenze all’esportazione di materiali d’armamento agli Emirati Arabi Uniti, facenti parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen. L’approvazione della risoluzione da parte del Governo ha congelato le transazioni d’armamento tra i due Paesi, ma più delle misure restrittive ad aver irritato gli emiratini sono state le note di esultanza con cui è stato enunciato il provvedimento.

Non solo. Mentre si adottava una politica intransigente con gli Emirati, allo stesso tempo si incrementavano i rapporti proprio nel campo degli armamenti con il Qatar che, pur avendo da poco riaperto le frontiere e i contatti commerciali con gli Emirati, mantiene posizioni in politica internazionale del tutto dissonanti dal proprio confinante.

Inoltre, da pochi mesi è scaduto l’accordo bilaterale tra Italia ed Emirati nel campo della Difesa in vigore da dieci anni e non è stato rinnovato. Le parti stavano negoziando la proroga da molto tempo, ma evidentemente la trattativa non ha condotto alla sottoscrizione del nuovo documento con il risultato che tutto il personale italiano che si trova al momento nel territorio emiratino è privo di copertura giuridica, con tutti i rischi del caso.

Infine, va considerata la posizione degli Emirati in Libia, facenti parte di una coalizione avversa a quella cui apparteneva l’Italia e ancora riluttanti a lasciare quel territorio. Insomma, i bei tempi in cui i piloti emiratini erano ben orgogliosi di essere stati addestrati dagli istruttori italiani sembrano passati e la pattuglia acrobatica composta da piloti provenienti dalle ricche famiglie di Dubai forse non mutuerà più le complesse manovre dell’omologa, si fa per dire, italiana.

Si spera, comunque, che il dissidio sia contenuto a livello Difesa e che non abbia ripercussioni su altri rapporti commerciali. Non solo l’atteso evento internazionale di Dubai è oramai prossimo ma l’export italiano verso quel Paese ammonta a diversi miliardi. Comprensibile, quindi, l’apprensione degli imprenditori italiani che seguono la situazione con il timore che la tensione possa acuirsi.