Migranti e Frontex: un rapporto problematico

Nonostante l’impegno nazionale, anche recente, di investire tempo e risorse nei rapporti con la Libia, quello che maggiormente emerge è una cronica assenza di una politica europea riguardo al “non fenomeno” migratorio. Infatti, tale “politica” da un lato conclama la mancanza di qualsiasi controllo sulla “questione migratoria”, e dall’altro pare che si commuova ad ogni arrivo o tragedia che riguarda questi flussi.

Già nel settembre 2020 il drammatico incendio nel campo profughi di Moria in Grecia infiammò i dibattiti sulla necessità di adottare una politica migratoria europea. Come anche il recente arrivo di migliaia di marocchini a Ceuta, in Spagna, ha dimostrato che i Paesi “fornitori di migranti”, ad imitazione della Turchia, sanno bene come utilizzare la migrazione come strumento geostrategico per interessi propri e per stabilire un proprio peso nella politica internazionale. In questo caso il Marocco ha voluto dimostrare che può “castigare” Madrid per la sua posizione nei confronti della “questione” del Sahara Occidentale (fronte Polisario). Queste azioni hanno un impatto tale sulle opinioni degli europei da far comprendere, anche ai non addetti, la mancanza di una vera politica migratoria europea e che l’Europa non ha ancora alcun controllo su siffatte dinamiche umane, dimostrandosi un nano politico.

Questa tematica ha così rioccupato gli “spazi sociali” dopo il naufragio a metà maggio di diverse imbarcazioni e l’arrivo di circa 2mila migranti, nell’arco di ventiquattro ore, sulle coste di Lampedusa, provenienti dalla Libia. Anche in questo caso le discussioni seguite e le prese di posizione dei Ventisette Stati dell’Ue hanno manifestato vedute totalmente discordanti.

I dati (che risultano lacunosi), comunicati da Frontex, stimano che il numero degli attraversamenti irregolari dei confini europei da gennaio a novembre 2020, che vengono computati in circa 114mila, sono stati i più bassi degli ultimi sei anni e sono diminuiti del 10 per cento rispetto al 2019. Ricordo che Frontex, il primo organismo in divisa e armato dell’Unione europea, ha la missione di soccorso e sorveglianza dei confini Schengen (frontiera e costiera) e spesso extra, da sostegno alle forze nazionali, è impegnato nella lotta contro varie tipologie di traffico di esseri umani e collabora nelle eventuali espulsioni di migranti irregolari.

Tuttavia, l’Agenzia Frontex, visto il delicato compito a cui è vocata, è sotto stretta osservazione da parte di molti “sistemi” più o meno di controllo, infatti a febbraio è stata oggetto di attenzione da parte dell’Osservatorio corporate europe (Ceo) in collaborazione con l’emittente tedesca Zdf, che hanno svolto un’indagine sui controversi legami tra l’Agenzia Frontex e i lobbisti del traffico degli esseri umani, sulla sorveglianza e sugli affari legati alle armi. L’esito delle ricerche ha prodotto numerosi documenti, che hanno comprovato che l’Agenzia ha violato molte normative comunitarie, nell’ambito della trasparenza operativa, in materia di lobbying, e una assoluta indifferenza per ciò che concerne la salvaguardia dei diritti umani.

Il dossier sollecitato a Frontex, da numerosi deputati europei e dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), non è stato ancora prodotto; le richieste includono anche la presentazione delle registrazioni degli incontri tenuti con i rappresentanti delle imprese coinvolte nei rapporti con l’Agenzia. Brevemente, i documenti in possesso del Ceo, riferiti al 2018-2019, risultano non soddisfare le regole stabilite dalle istituzioni dell’Ue; infatti 91 delle 125 aziende ricevute da Frontex non erano iscritte nel registro europeo per la trasparenza.

Ricordo anche che Frontex, il cui direttore è Fabrice Leggeri e ha la sede a Varsavia, viene istituita nel 2005 con un budget di sei milioni di euro, arrivato a 460 milioni nel 2020 ed è stimato da 5,6 a 10 miliardi per il periodo 2021-2027; e a queste proiezioni economiche si affianca un impiego di risorse umane che dovrebbe raggiungere le 10mila unità. Che il giudizio sull’Agenzia europea Frontex, che è finanziata dal bilancio dellUnione europea e dai contributi dei Paesi associati Schengen, non sia particolarmente limpido, lo dimostra il fatto che il bilancio 2019 non è stato firmato, come gesto simbolico di protesta, dai deputati europei delegati alla sua approvazione.

In realtà l’Agenzia, visti i programmi finanziari, è avviata a diventare una vera e propria forza di polizia. Nel progetto di organizzazione sono previsti gli acquisti di una serie di attrezzature, come radar, droni, armi, rilevazione battiti cardiaci, sistemi di controllo e verifica dei documenti per il riconoscimento facciale, oltre a veicoli tattici e non, elicotteri, aerei, natanti, e quanto altro utile alla logistica di una forza di polizia. In questo “quadro” anche aziende italiane hanno importanti coinvolgimenti ed interessi.

Come vediamo dietro a queste drammatiche “dinamiche umane” esiste un sistema di interessi internazionali molto articolato dove, per esempio, chi addestra e finanzia la guardia costiera libica, limita le sue critiche alla deriva autoritaria della Turchia con lo scopo di non cancellare il blando accordo del 2016 sul controllo dei flussi migratori, o soprassiede sugli atteggiamenti tenuti da Grecia, Croazia e Ungheria riguardo ai respingimenti. Oltre a ciò che è “appariscente” sulla tragedia dei migranti, esiste un complesso reticolato di “affari” dai quali nessuno è escluso e dove il migrante spesso è solo un “alibi”.