Csm: una nuova bufera

Non capisco perché dovrei scandalizzarmi per l’ennesima bufera che investe il Csm (Consiglio superiore della magistratura). Non c’è nulla di nuovo, né di sorprendente. Nulla che non sapessimo già e che non ripetessimo da tempo. Ora, sentiremo voci autorevoli correre in soccorso della “istituzione”, invocandone la protezione, nell’interesse di tutti. Ma non cambierà nulla.

Non cambierà nulla perché noi non sappiamo che cosa sia la democrazia. A noi piacciono i regimi teocratici: giudiziari, mediatici o finanziari, ma pur sempre teocratici. Allora, ricapitoliamo per chi lo avesse dimenticato: affidare la gestione degli uffici giudiziari a dirigenti amministratori non si può, perché lede l’indipendenza della magistratura (come se organizzare l’ufficio automezzi o decidere sulle ferie incidesse sulla giurisdizione); della responsabilità civile, per carità di Dio, non parliamo neppure: è un colpo al cuore dell’indipendenza della magistratura; una commissione d’inchiesta sulla magistratura? Ma siete impazziti? Il potere giudiziario assoggettato a quello politico?

Però: lo scandalo Bellomo non è accaduto; la vicenda Palamara è pura invenzione; le notizie di questi giorni sono fuffa. Ma, soprattutto, il Parlamento non ha il diritto di verificare che cosa stia (da sempre) accadendo nel nostro Paese. Questo è grave. Contrariamente a quello che dicono “loro”, qui nessuno vuole riscrivere sentenze o punire magistrati recalcitranti. Non sarebbe possibile, neanche con una commissione d’inchiesta, che accerta fatti, ma non produce decisioni.

Piuttosto è vero che il Parlamento (espressione dello stesso popolo in nome del quale viene emessa una sentenza) ha il diritto – io dico il dovere – di sapere e di far sapere (al popolo) che cosa accade, nell’interesse (anche) della stragrande maggioranza dei magistrati, estranea ai fatti sopra citati. Il Parlamento avrebbe anche il dovere di fare delle leggi, ma temo che il potere di veto (e intimidazione) di alcuni paralizzeranno ogni iniziativa. Qui si può fare soltanto quello che piace a costoro, veri signori della Repubblica. Genuflettetevi pure, come fanno i servi, e ripetete con me: la politica non ha il diritto di sapere...