Realtà e propaganda politica

Come ampiamente previsto, la Commissione europea ha dato il via libera alla procedura d’infrazione contro l’Italia per debito eccessivo e violazione delle regole, raccomandando agli altri Stati membri di iniziare l’iter per la messa in mora del nostro Paese. Il rischio di una simile procedura dovrebbe risultare evidente anche alle tante grancasse sovraniste che popolano da tempo i vari programmi televisivi di approfondimento politico. Una volta che si dovesse infatti arrivare ad uno scontro frontale con l’Europa sui conti, la percezione degli investitori mondiali in merito alla nostra affidabilità – in pratica la nostra capacità/volontà di ripagare il debito pubblico – diventerebbe ancor più negativa di quanto non lo sia oggi. Ciò, in sostanza, innescherebbe una fuga in massa dai titoli di Stato italiani, con tutte le catastrofiche conseguenze del caso.

Ma a tutto ciò i due geni economici che tengono in mano le redini del Governo, ossia Matteo Salvini e Luigi Di Maio, come rispondono? Ovviamente con la loro ben nota propaganda, densa di chiacchiere e distintivi. L’appena riconfermato capo politico dei grillini, in un lungo post pubblicato su Facebook, se la prende col Partito Democratico, al quale attribuisce la responsabilità di aver fatto lievitare il debito pubblico nel 2017 e nel 2018. Inoltre si sfoga per il presunto accanimento contro l’Italia, giudicando “inconcepibile che un Paese con 6 milioni di disoccupati reali e migliaia di aziende che producono sotto il loro potenziale venga messo in croce perché vuole investire sulla crescita, il lavoro e la riduzione delle tasse”.

Quindi, secondo Giggino, le due principali misure economiche dell’Esecutivo giallo-verde – Reddito di cittadinanza e Quota 100 – rappresenterebbero due fondamentali pilastri per la crescita. Tant’è che proprio sulle pensioni, principale fardello sistemico per il Belpaese, Di Maio ha ammonito l’Europa: “Quota 100 non si tocca, sia chiaro, le pensioni degli italiani non si toccano!”.

Più laconico il suo ancora alleato, Salvini: “Vogliamo lavoro e crescita, a Bruxelles capiranno. L’unico modo per ridurre il debito creato in passato è tagliare le tasse (Flat tax) e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio. Con i tagli (alla spesa), le sanzioni e l’austerità sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione; dobbiamo fare il contrario”.

Solo che, ci permettiamo di aggiungere, aumentare la già alta spesa corrente, attraverso ulteriori trasferimenti di risorse presi a prestito, così come è stato fatto dal Governo del cambiamento, non ha nulla a che vedere con la tanto auspicata politica di investimenti e di sostegno all’economia. In aggiunta, l’idea assai attraente di abbassare il debito, stimolando nel contempo lo sviluppo economico, contraendo altro debito da gettare nello sciacquone dei sussidi concessi a pioggia è semplicemente meraviglioso.

A tal proposito, non posso che rivendermi ancora una volta un celebre motto di Ferdinando Martini, politico e scrittore del primo Novecento, adattandolo ai nostri due campioni: “Chi dice che gli italiani (Salvini e Di Maio) non sanno quello che vogliono? Su certi punti, anzi, sono irremovibili. Vogliono la grandezza senza spese, le economie senza sacrifici e la guerra senza i morti (lo scontro con la realtà dei mercati senza conseguenze). Il disegno è stupendo: forse è difficile da effettuare”. Nella fattispecie, io toglierei senz’altro il “forse”.

Aggiornato il 06 giugno 2019 alle ore 10:59