Le bollicine e il protezionismo

Si può rischiare di mettere in crisi un governo per una questione di bollicine? Si può. Anzi, si deve. Perché il governo in questione è nato come un governo tecnico, non ideologico, imposto dall’emergenza e votato a fronteggiarla con i provvedimenti imposti autoritariamente dai cosiddetti “mercati”. E la tassa sulle bevande gassate e zuccherate dimostra che il governo ha scelto di cambiare radicalmente la propria natura trasformandosi in un esecutivo che come indirizzo primario non ha quello di portare il paese fuori dell’emergenza ma quello di imporre un modello di vita virtuoso e modigerato ai cittadini.

Se dunque il governo da tecnico diventa un governo proibizionista, che pretende non di educare ma di imporre con la forza delle leggi regole ispirate a quella morale politicamente corretta che attribuisce allo stato il compito di far dimagrire autoritariamente gli obesi, bisogna puntare i piedi. E, dopo aver messo in chiaro che a nessun tecnico non votato dal corpo elettorale può essere permesso di diventare il portatore di una qualche virtù morale e salvifica, va annunciato che non è possibile votare un provvedimento in cui si certifica la radicale trasformazione della natura dell’esecutivo.

Le bollicine, infatti, sono la cartina di tornasole del dna della compagine ministeriale voluta da Giorgio Napolitano e guidata da Mario Monti. Perché cedere sul proibizionismo delle bolle significa stabilire un precedente destinato ad estendere l’evidente vocazione proibizionista e moralizzatrice dei burocrati dirigisti incaricati di ricoprire il ruolo di ministri in ogni settore dell’attività dell’esecutivo. La faccenda può far piacere alla sinistra che ha tradito le sue antiche origini garantiste per rispolverare l’austerità moralistica, elitaria ed autoritaria autoritaria di Berlinguer. Può non interessare minimamente i trasformisti senza valori alla Casini e Fini che si accalcano nel centro post-democristiano in un disperato tentativo di difesa dei propri privilegi di potere. Ma non può lasciare indifferente un Pdl che nel proprio dna non può avere solo la difesa delle garanzie personali del Cavaliere ma deve necessariamente avere quella delle libertà individuali di tutti i cittadini .

Respingere come irricevibile ed invotabile il protezionismo moralista sulle bevande gassate, quindi, è un modo per rivendicare la propria natura antiautoritaria e liberale. 

Quella natura che non può essere più conculcata e nascosta in nome dell’emergenza ma che, proprio nel momento in cui il governo si sveste dell’abito tecnico per assumere quello politicamente corretto di chi pretende di condizionare la vita dei cittadini dalla culla alla tomba, va rivendicata, esibita e sbandierata con la massima energia.

D’altro canto la campagna elettorale è già partita. Ed è questo il momento in cui le regole della democrazia impongono alle forze politiche di chiamare a scegliere il corpo elettorale sulle rispettive identità. Nel nostro sistema democratico-liberale questo è il momento della verità. In cui i partiti non possono e non debbono nascondere, neppure in nome delle ragioni dell’emergenza, le proprie visioni della vita e della società. E non importa se questo momento della verità non sarà affatto breve ma rischia di durare da settembre al prossimo aprile. Il governo dei tecnici è chiamato a farsi carico da solo di queste ragioni. È nato e rimane in vita solo ed esclusivamente per questo scopo. E la sua missione gli impone di non cambiare natura adottando comportamenti da moralizzatori autoritari e protezionisti che non gli competono. 

Le bolle, alle volte, possono essere letali.

Aggiornato il 09 aprile 2017 alle ore 01:12:23