O nel governo, o nella Cosa Bianca

Passera, Riccardi, Ornaghi, Severino. Ormai sono sempre più insistenti le voci che danno per scontato la partecipazione di questi ministri tecnici del governo Monti alla costruzione della cosiddetta “cosa bianca” insieme con l’Udc di Pierferdinando Casini e qualche transfugo del Pdl guidato da Beppe Pisanu.

Nessuno è in grado di stabilire se le voci siano vere o fasulle. Ma, nell’incertezza, sarebbe corretto se Pdl e Pd informassero il Presidente del Consiglio ed il Lord Protettore dell’attuale esecutivo, cioè il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di preparare per tempo l’elenco dei nuovi tecnici destinati a sostituire nel governo i tecnici decisi a scendere personalmente in politica. 

Non si tratta di minacciare la crisi. Si tratta, più semplicemente, di porre una chiara questione politica sulla evidente incompatibilità di chi è stato chiamato in quanto tecnico a partecipare ad un governo d’emergenza e decide di sfruttare il ruolo di ministro tecnico per partecipare ad una competizione elettorale con il chiaro obbiettivo di togliere voti ai partiti che sorreggono la maggioranza del governo di cui fanno parte.

Si dirà che in passato, cioè ai tempi della Prima Repubblica, quando le elezioni si svolgevano con il sistema proporzionale ed i governi erano sempre e comunque di coalizione (anche i monocolori democristiani avevano il sostegno dei partiti laici), i ministri dei singoli partiti della maggioranza partecipavano alla campagna elettorale impegnandosi al massimo per la difesa delle rispettive bandiere. 

Ma il paragone non regge. Perché non siamo (almeno per ora) nella Prima Repubblica, il sistema proporzionale deve essere ancora ripristinato e, soprattutto, lo stato d’emergenza su cui regge l’esecutivo non consente in alcun modo ad alcuni suoi componenti di sfruttare il proprio status per fare concorrenza sleale agli alleati imposti dalla drammatica necessità del momento.

Naturalmente nessuno può vietare a Passera, Riccardi, Ornaghi, Severino ed a qualsiasi altro ministro di giocare la carta di una nuova aggregazione di centro. Lo facciano e tanti auguri. Ma lo facciano uscendo dal governo dove sono stati chiamati non per fare la “cosa bianca” ma per mettere a disposizione del paese le proprie vere o presunte competenze. E lo facciano evitando di assumersi la responsabilità di mettere in crisi, in un momento di estrema difficoltà come sarà l’autunno, un governo non più tecnico ma ormai trasformato in un organismo politico al servizio di un disegno legittimo ma di parte.

Niente crisi, allora. Ma Monti e Napolitano pensino per tempo ad un adeguato rimpasto. Che non avrebbe nulla di drammatico e non presenterebbe alcuna difficoltà. Che ci vorrebbe, infatti, a sostituire gente venuta dalle banche e dalla alta burocrazia con altra gente proveniente dalle banche e dalle direzioni generali dei ministeri? Il Pdl ed anche il Pd, che compierebbe un errore marchiano se pensasse di favorire la “cosa bianca” in vista di una futura alleanza con i neo-democristiani,  non possono rimanere inerti di fronte ad un eventuale cambio di natura del governo tecnico. Debbono chiedere la conservazione della natura originaria. Possono proporre un rimpasto senza traumi. Ma se per caso ci fosse una resistenza ad una eventualità del genere e si dovesse registrare la pretesa dei tecnici convertiti alla politica di continuare a giocare sporco in campagna elettorale, Pdl e Pd non dovrebbero avere alcuna esitazione a minacciare la crisi di governo destinata a sfociare in un Monti bis contrassegnato da tecnici privi di particolari velleità politiche.

Aggiornato il 09 aprile 2017 alle ore 01:27:48