Era meglio la finanza creativa di Tremonti

Non è quella tracciata dal governo Monti la strada per andare in paradiso. Al contrario appare una ripida discesa per l'inferno, come dimostrano i casi limite di quei cittadini che si sono dati letteralmente fuoco. E questi episodi, fortunatamente ancora isolati, sono solo la punta di un iceberg di disperazione economica che sta attanagliando il paese.

Perché se la soluzione è quella della manovra "lacrime e sangue", i cittadini iniziano a chiedersi perché le lacrime debbano scivolare solo sul loro volto e il sangue dal loro naso ammaccato dai pugni presi. E soprattutto si domandano perché in questo fantomatico volto tumefatto dalle tasse, quello che manca sia proprio il cervello. Visto che chi pensa continua a trincerarsi dietro banalità (vedi Passera «la recessione durerà per tutto il 2012 e forse oltre»), soliti sospetti (Fornero, «spero che gli imprenditori non approfittino della riforma del lavoro per licenziare più facilmente») o presupponenti stati di superiorità intellettuale (vedi Monti, «se il paese non è pronto andiamo via»).

Se prima, però, si credeva che il governo dei professori ci avrebbe salvato dalla dannazione eterna, adesso si comincia a dubitare delle sue reali capacità, visto che siamo arrivati già al punto del «siete voi che non ci capite». Per adesso, l'unica cosa che abbiamo capito, è che dobbiamo pagare le tasse. E che non serviva andare alla Bocconi per fare certe scelte. Reintrodurre la tassa per la prima casa poteva essere deciso anche al circolo bocciofilo di Canicattì, così come alzare l'Iva non è certo un'idea futuristica e innovativa. Perché di questo passo non si farà altro che abbattere i consumi e mettere ancora di più in crisi le aziende che non navigano nell'oro.

Alzare le tasse senza introdurre una reale politica di defiscalizzazione equivale ad un suicidio economico. Anche perché l'obiettivo della manovra appare sempre la stessa classe di lavoratori: quelli della busta paga. Questo perché i blitz in stile Cortina tanto decantati dal direttore dell'Agenzia delle Entrate si sono rivelati semplici spot pubblicitari. Certo, far sì che i commercianti facciano regolari scontrini è un piccolo passo in avanti in un paese dove l'evasione è ormai diventata regola, ma non risolve i problemi. Passata la sbornia legalitaria successiva ai primi strombazzanti servizi televisivi, si inizia a guardarsi intorno e la sensazione che più che il nero reale, si vada a cercare di stanare un nero talmente minore da sfumare nel grigio.

Perché non si controllano i cantieri edili dove gli imprenditori di mettere in regola gli operai non hanno la minima intenzione? È permettendo loro di costruire senza pagare le tasse che si pensa di incentivare le loro attività? Se la risposta è affermativa, evidentemente qualcosa non va nella testa dei nostri professori. Ed uno sguardo negli studi dei professionisti che tra contratti a progetto, praticantati e apprendistati vari pagano due lire giovani che entusiasticamente svolgono il loro lavoro, perché non darlo? E magari, visto che ci siamo, perché non buttare un occhio (ah caro Brunetta, quanto ci manchi) negli uffici pubblici dove vige la regola più conveniente di quella dei supermercati, quella del 3 x 1: uno va al lavoro e timbra il badge per tutti. Certo, sono tutte proposte banali, che non si addicono alla mente sublime di un professore universitario, ma non ci sembra che il governo Monti abbia sforzato troppo le proprie meningi.

Certo, rimane il dubbio che siamo noi a non aver capito o che proprio non siamo pronti e magari mai lo saremo. Ma intanto inizia ad avanzare un pensiero perverso, quasi pornografico, che nessuno aveva mai sospettato di poter un giorno avere. Era meglio Tremonti e la sua finanza creativa. Almeno, nel creare, un minimo di applicazione intellettuale c'è.

Aggiornato il 09 aprile 2017 alle ore 01:36:31