Tetto agli affitti, l’esperimento fallito di Berlino
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La carenza di alloggi e l’aumento degli affitti sono un problema sempre più pressante, e in molti Paesi la sinistra propone di congelare i canoni. Si tratta di una ricetta allettante, ma gli economisti sanno che non funziona: già nel 1992 un sondaggio di R.M. Alston, J.R. Kearl e M.B. Vaughan rilevava che il 93 per cento di loro concordava sul fatto che “un tetto massimo agli affitti riduce la quantità e la qualità degli alloggi disponibili”.

Un nuovo studio mostra che è proprio ciò che è accaduto a Berlino. Il 23 febbraio 2020 la coalizione di sinistra che governava la città, e che dopo la vittoria della Linke alle elezioni di settembre potrebbe presto tornare al potere, ha introdotto il cosiddetto Mietendeckel, letteralmente “coperchio sugli affitti”. La misura congelava i canoni e obbligava i proprietari che superavano i limiti di legge, compresi tra 3,92 e 9,80 euro al metro quadrato al mese, a ridurli.

Nella sua tesi di dottorato all’Università di Wuppertal, Pekka Sagner ha analizzato un’ampia mole di dati. Il risultato è chiaro: gli affitti sono scesi del 10,3 per cento, ma l’offerta di appartamenti in locazione è crollata del 52 per cento, con punte del 60 per cento e oltre nei quartieri centrali come Mitte e Charlottenburg-Wilmersdorf. Dove i canoni sono diminuiti di più si è ridotta maggiormente anche l’offerta, e a farne le spese sono state soprattutto coppie e piccole famiglie, che cercano appartamenti di due o tre stanze.

Con canoni più bassi, inoltre, i proprietari hanno tagliato la manutenzione, e gli inquilini, di fronte a un’offerta sempre più scarsa, hanno finito per accettare anche case in pessimo stato. Alcuni proprietari hanno poi ritirato gli appartamenti dal mercato degli affitti per venderli a chi intendeva abitarci, riducendo ulteriormente l'offerta.

Il Mietendeckel ha avuto vita breve: la Corte costituzionale federale lo ha dichiarato incostituzionale, perché i Länder non possono legiferare su materie già disciplinate a livello federale. In molte parti della Germania resta però in vigore il “freno agli affitti” (Mietpreisbremse), meno restrittivo ma con effetti negativi simili.

Alla fine, a pagare il conto sono stati anche gli inquilini che inizialmente ne avevano beneficiato. Dopo la sentenza della Corte, i proprietari hanno potuto pretendere la differenza tra il canone ridotto per legge e quello previsto dal contratto: molti si sono visti chiedere in un’unica soluzione somme che credevano di aver risparmiato, talvolta di diverse migliaia di euro. I critici lo avevano previsto, ma anche questo avvertimento era rimasto inascoltato.

(*) Saggista, autore di svariati volumi tra cui La forza del capitalismo e Elogio del capitalismo editi da Ibl Libri.

(**) (*) Tratto dall’Ibl

Aggiornato il 26 ottobre 2026 alle ore 11:09