Crisi AMT Genova, la soluzione è la concorrenza
Foto: Ibl

La crisi di AMT, l’azienda di trasporto pubblico genovese, non può essere superata attraverso l’ennesimo tentativo di ristrutturazione. Occorre cambiare paradigma e trovare nuovi operatori tramite procedure competitive, distinguendo le diverse porzioni di servizio oggi blindate dentro un unico soggetto pubblico. È questa la tesi dell’avvocato Matteo Repetti nel Focus La crisi AMT: le cose che non ci diciamo e che non vogliamo sapere. E se invece fosse un'opportunità?

La situazione AMT si è progressivamente aggravata nel tempo, nonostante l’ingresso prima e l’espulsione poi dei soci privati. Anche l’acquisizione dell’azienda ATP, che gestiva il trasporto pubblico nel levante, ha peggiorato anziché migliorare la situazione. L’ultimo stress sui conti è arrivato dalla gratuità del titolo di viaggio per gli under 14 e gli over 70. Alla crisi l’azienda e l’amministrazione che la controlla hanno risposto attraverso progressive riduzioni del servizio, soprattutto a detrimento delle tratte extra urbane e dei comuni diversi dal capoluogo oltre all'abbandono dei servizi più innovativi e della copertura delle ore notturne.

Scrive Repetti: “Il servizio di trasporto pubblico locale dell’area metropolitana genovese appare, perversamente, sempre più costoso ed inefficiente insieme”. In particolare, il costo del lavoro incide per il 59,6 per cento dei costi della produzione, contro una media di settore attorno al 50,2 per cento.

Conclude Repetti: “Anziché prevedere un unico servizio blindato per tutta l’area metropolitana con unico concessionario, può essere più utile e conveniente frazionare gli ambiti territoriali e le tratte, per soddisfare le diverse e nuove esigenze, tramite affidamenti mirati”.

Il Focus di Matteo Repetti, La crisi AMT: le cose che non ci diciamo e che non vogliamo sapere. E se invece fosse un'opportunità?, è liberamente disponibile qui.

(*) Tratto dall’Ibl

Aggiornato il 21 settembre 2026 alle ore 16:31