Populismo permanente

Il prezzo della benzina dipende, come è noto, dal prezzo di mercato del petrolio e dalle cosiddette accise (che significa “decise dall’autorità”) che costituiscono una notevole risorsa finanziaria per lo Stato. L’improvvisa crisi a seguito delle vicende belliche in Medio Oriente sta determinando la prevedibile penuria di petrolio nel mondo intero e, in particolare, in Europa. Così in Italia, e non solo, si è sollevato un polverone polemico, a destra quanto a sinistra, in merito a ciò che il Governo può o dovrebbe fare per alleviare il rincaro previsto e, in parte, già avvenuto. Ma perché dovrebbe farlo e, nei fatti, perché lo sta facendo?

I piani su cui si può valutare la questione sono due. Da un lato c’è il coro di chi, cioè quasi tutti, se la prende con gli “speculatori”, ossia le imprese petrolifere; dall’altro c’è la “dea automobile”, percepita ormai come un bene primario anche se non lo è. Sembra che andare al lavoro in macchina da soli, intasando le città e le vie di comunicazione con una “scatola di latta” – come la definiva un caro amico del Politecnico di Torino – di, mediamente, fra i sette e gli otto metro quadrati quando è ferma, sia una sorta di diritto naturale, così come, poi, il parcheggio. Di conseguenza il combustibile è equiparato al pane, al latte o all’assistenza sanitaria: un “diritto”. Per questo Governo e opposizione fanno a gara a chi propone gli interventi fiscali più generosi, additando gli “speculatori” come oscuri e feroci responsabili di nefaste operazioni... antidemocratiche.

L’argomento principale consiste nel sottolineare che la benzina che viene distribuita oggi è stata già stoccata da tempo e pagata, sul mercato, meno di quanto costerà fra un po’. Dunque, non si capisce perché i petrolieri la debbano far pagare, oggi, di più.

Un argomento miope perché, stranamente, non viene applicato quando il prezzo del petrolio sul mercato scende ma i petrolieri, avendolo pagato di più al momento dello stoccaggio, impiegano un po’ di tempo per vendere la benzina a prezzi inferiori.

In realtà siamo di fronte ai peggiori risvolti della democrazia contemporanea che induce la politica a fare i salti mortali per garantire alla massa, vissuta principalmente come massa elettorale, di poter conservare il proprio modo di vivere anche quando la realtà vi si oppone. Aumenta il prezzo della benzina? Invece di parlare chiaro e stimolare i cittadini a servirsi dei mezzi pubblici, percepiti da molti come un modo povero e umiliante di muoversi, di altri mezzi o a condividere l’automobile con i colleghi, lo Stato interviene spendendo soldi che non ha promettendo inoltre di colpire duramente, senza fare davvero i conti, chi alza i prezzi. La cosa fa il paio con la perla dei cosiddetti “extra-profitti”, come se esistesse una regola aurea per stabilire il “giusto profitto” e sono certo che accadrebbe anche nei confronti dei cellulari e di Internet se per qualche ragione fossero investiti dallo stesso problema di improvvisi aumenti di costi e quindi di prezzi. Una presa in giro populistica che strappa gli applausi nell’immediato ma che, successivamente, pone in essere un circolo vizioso senza scampo: il Governo interviene placando i prezzi e, poi, interverrà inevitabilmente per recuperare le risorse perdute attraverso l’aumento delle imposte e delle tasse, che riguarderà tutti, incluse le persone che non hanno né desiderano un’automobile.

Va da sé che, come insegnava Einaudi, un eventuale “cartello” fra petrolieri andrebbe condannato e perseguito. Ma, finché non sia provato, la risposta migliore consisterebbe semplicemente nel lasciare che i prezzi aumentino generando la fuga, magari temporanea, dalla “dea automobile” come elemento “vitale” e all’inevitabile emergere di produttori, magari l’Eni, posseduta dallo Stato al 30 per cento, che ricomincino ad abbassare i prezzi tornando al regime di libera concorrenza. Ma se le elezioni sono vicine, e da noi lo sono sempre, possiamo scordarci di questa pur modesta lezione di economia liberale a tutto vantaggio di quella quota di populismo che le democrazie del terzo millennio decisamente non riescono ad espellere dal proprio organismo.

Aggiornato il 23 marzo 2026 alle ore 10:29