I Paesi emergenti stanno creando una moneta unica per sfidare il dollaro?

I Paesi del blocco Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) potrebbero mai adottare una valuta condivisa per aggirare il ruolo dominante del dollaro americano nell’economia mondiale?

Per anni l’idea di una moneta unica dei principali mercati emergenti è stata liquidata come un’aspirazione romantica, nello stile di Davide contro Golia, priva di un progetto concreto. L’argomentazione centrale degli economisti è che una valuta condivisa necessita rinunce politiche ed economiche che pochi Paesi sono disposti ad accettare. Sebbene i membri dei Brics (o Brics+, se si includono i nuovi entrati come Iran, Egitto e Brasile) siano accumunati dall’ambizione di creare un’alternativa politica e finanziaria al sistema occidentale, le divisioni interne rimangono di gran lunga prevalenti sugli elementi di coesione.

Una moneta condivisa, come l’euro, richiede una banca centrale comune alla quale delegare decisioni importanti quantomeno sui tassi d’interesse e sulla quantità di moneta in circolazione. Allo stato attuale è improbabile, ad esempio, che l’India accetti di condividere la politica monetaria con la Cina, superando la diffidenza reciproca che da decenni caratterizza le relazioni tra i due Paesi. È altrettanto difficile immaginare che Pechino rinunci ai controlli sui movimenti di capitale che il presidente Xi Jinping continua a definire “una leva indispensabile” della sua politica economica.

Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni analisti stanno ridimensionando lo scetticismo iniziale. Non perché gli ostacoli siano scomparsi, ma perché il contesto internazionale sta cambiando. I Paesi emergenti esprimono un crescente disagio verso il dominio del dollaro, che offre a Washington un’influenza straordinaria sui flussi finanziari globali e sul sistema dei pagamenti internazionali.

A questa dinamica si aggiunge una considerazione politica. L’amministrazione Trump ha adottato una strategia commerciale aggressiva e molti governi stanno reagendo cercando mercati alternativi. Negli ultimi mesi sono stati annunciati accordi commerciali tra l’Unione Europea e il Mercosur (organizzazione che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), tra l’Europa e l’India, tra il Canada e la Cina.

Il precedente più importante di una moneta unica è l’euro. La valuta europea non ha spodestato il dollaro come principe dei mercati globali, però ha trasformato il modo in cui gli scambi avvengono all’interno dell’area economica che la utilizza. I Paesi emergenti potrebbero procedere più gradualmente approfondendo strumenti comuni destinati soprattutto a facilitare i pagamenti tra di loro, senza creare subito una nuova moneta. I primi passi in questa direzione sono già stati mossi con progetti ancora in fase di definizione.

Nelle dichiarazioni ufficiali del vertice Brics del luglio 2025 e della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali, i Paesi membri hanno presentato un rapporto tecnico su un sistema di pagamenti transfrontaliero, il Brics Cross-Border Payments Initiative. A gennaio 2026, invece, il giornale londinese Reuters ha fatto trapelare che la banca centrale indiana avrebbe proposto di collegare le valute digitali ufficiali dei Paesi Brics per facilitare commercio e turismo tra i membri del blocco.

Le nuove tecnologie potrebbero accelerare questo processo. Le stablecoin (criptovalute che, a differenza di quelle più note come il Bitcoin, replicano l’andamento del dollaro) sono spesso considerate un ulteriore elemento di forza per l’egemonia del verdone in quanto, essendo garantite da depositi in dollari, ne aumentano la domanda anche laddove il sistema bancario non arriva o la disponibilità di valuta forte è insufficiente rispetto alla domanda. Le stesse infrastrutture digitali che consentono lo scambio di stablecoin, tuttavia, potrebbero facilitare le transazioni commerciali tra Paesi che desiderano ridurre la dipendenza dal sistema finanziario occidentale.

La vera trasformazione, quindi, potrebbe arrivare attraverso cambiamenti graduali. Una valuta dei Brics comparabile al dollaro o all’euro rimane una prospettiva lontana, ma un sistema di pagamenti sempre più autonomo tra le economie emergenti è un’ipotesi sempre più plausibile.

Aggiornato il 11 marzo 2026 alle ore 10:38