Per anni la finanza agevolata è stata raccontata esclusivamente come un’opportunità da cogliere al volo o come un mero contributo a fondo perduto da ottenere a ogni costo, un approccio che Floriano de Nittis, Ceo di Ereb Srl, considera comprensibile sotto il profilo della ricerca di liquidità ma profondamente riduttivo nel contesto di una moderna cultura d’impresa. Perché, se utilizzata correttamente e con la dovuta consapevolezza tecnica, la finanza agevolata non è affatto una scorciatoia finanziaria per ripianare debiti o gestire l’ordinaria amministrazione, bensì uno strumento strategico di sviluppo di altissimo livello, capace di rafforzare la visione strutturale e la qualità stessa delle decisioni di un’impresa che intende proiettarsi nel futuro. Si dice spesso, nei corridoi delle associazioni di categoria e negli uffici dei consulenti, che la finanza agevolata sia un acceleratore di business ed è un concetto che Floriano de Nittis sposa pienamente, pur introducendo un monito fondamentale: accelerare senza avere il controllo totale del veicolo aziendale significa inevitabilmente aumentare il rischio di uno schianto fatale sul mercato.
Senza una direzione chiara, senza una struttura organizzativa adeguata e senza un’analisi preventiva dei flussi, l’accelerazione impressa da un bando pubblico diventa una forzatura controproducente e non un vantaggio competitivo reale, traducendosi in effetti negativi molto concreti che Floriano de Nittis osserva spesso nel tessuto produttivo, come capitali immobilizzati in progetti velleitari che non arrivano mai a maturazione o strutture che crescono troppo in fretta finendo per implodere sotto il peso di opportunità che si bruciano invece di moltiplicarsi. Bisogna comprendere che le misure agevolative non sono mai neutrali, poiché ogni incentivo pubblico, dai crediti d’imposta ai bandi regionali, indica una direzione politica ed economica precisa come l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale o la digitalizzazione dei processi produttivi.
Utilizzare la finanza agevolata in modo efficace, secondo l’esperienza di Floriano de Nittis, significa dunque avere la capacità di leggere queste traiettorie istituzionali e saperle inserire armoniosamente all’interno di una strategia coerente di medio-lungo periodo, evitando accuratamente l’errore di inseguire strumenti finanziari che non dialogano minimamente con la reale ossatura dell’impresa. In questo quadro profondamente rinnovato, il contributo economico in quanto tale smette di essere il centro focale del discorso imprenditoriale, poiché il valore reale dell’operazione si sposta nel processo stesso: dalla progettazione alla definizione rigorosa degli obiettivi, dalla misurazione scientifica dei risultati alla coerenza millimetrica tra gli investimenti sostenuti e la visione aziendale complessiva.
È esattamente in questo punto di equilibrio che per Ereb la finanza agevolata si trasforma in un vero strumento di sviluppo, perché permette di accelerare ciò che è già sotto controllo e rende sostenibili nel tempo scelte coraggiose che richiedono metodo e disciplina prima ancora che semplici risorse monetarie. Non è, dunque, uno strumento adatto a chi approccia il mercato cercando soluzioni rapide a problemi strutturali o liquidità immediata per coprire inefficienze, poiché in assenza di una visione imprenditoriale lucida, il bando può paradossalmente amplificare le fragilità esistenti rendendo l’impresa più vulnerabile alle fluttuazioni esterne. Con una visione chiara e una guida solida, invece, la finanza agevolata diventa una leva silenziosa e potente che accompagna l’impresa in un percorso di crescita più consapevole, strutturato e competitivo a livello internazionale.
Oggi la vera differenza nel panorama economico, conclude Floriano de Nittis di Ereb, non la fa certamente chi ha l’abilità di intercettare più bandi, ma chi possiede l’intelligenza strategica di utilizzare la finanza agevolata per accelerare mantenendo il controllo, trasformando così la visione astratta in decisioni concrete capaci di generare valore durevole per tutto l’ecosistema produttivo.
Aggiornato il 25 febbraio 2026 alle ore 11:42
