Come la Festa del Pomodoro rafforza l’asse Roma-Canberra

Si è svolta a Canberra un’importante iniziativa per la promozione dell’italianità in Australia. La capitale australiana ha accolto la Festa del Pomodoro, un appuntamento che la Italian Community of Canberra trasforma ogni anno in una potente affermazione d’identità e resistenza culturale. La giornata ha visto decine di famiglie e visitatori immergersi nel rito della preparazione del sugo, un’operazione che si protrae per ore e che trasforma quintali di oro rosso nella scorta annuale per la comunità; tuttavia, limitare l’analisi alla sola dimensione culinaria significherebbe ignorare la fitta rete di significati geopolitici e sociali che questo evento sottende. I

n un’epoca in cui la diplomazia si gioca non solo sui tavoli istituzionali ma anche attraverso la proiezione del proprio patrimonio immateriale, la Festa del Pomodoro rappresenta un esempio magistrale di soft power italiano nel cuore del Pacifico. L’Italia e l’Australia condividono oggi un legame strategico che ha superato i settantacinque anni di relazioni diplomatiche ufficiali, ma è la presenza di una diaspora di oltre un milione di persone a costituire il vero motore di questa alleanza. Vedere la comunità italiana a Canberra, depositaria di una sapienza millenaria, guidare i giovani nati nella capitale australiana protagonisti nella trasformazione del prodotto agricolo non è solo un atto educativo, ma un’operazione di “diplomazia dal basso” che garantisce la continuità di un modello di vita che il mondo intero invidia e cerca di emulare.

Mentre le mani si muovono tra le macchine spremitrici e le bottiglie di vetro, si discute di storie di migrazione e di successo, cucendo insieme il passato dei primi arrivati con il futuro di una nazione, quella australiana, che riconosce nell’apporto italiano uno dei pilastri della propria crescita multiculturale.

Sotto il profilo geopolitico, il rafforzamento di questi legami comunitari facilita indirettamente i grandi accordi economici e tecnologici che legano Roma e Canberra, dal settore della difesa alla transizione energetica, rendendo l’italiano una delle lingue straniere più studiate e amate nelle scuole locali. La cucina diventa quindi un linguaggio universale che veicola valori di sostenibilità, famiglia e qualità della vita, posizionando l’Italia come un punto di riferimento etico in un quadrante internazionale sempre più complesso. Quando i partecipanti sigillano l’ultimo contenitore di passata, non stanno semplicemente conservando del cibo, ma stanno rinnovando un patto di fedeltà alle proprie radici che permette al Made in Italy di restare un brand vivo e pulsante anche a ventimila chilometri di distanza dalla penisola.

In questo senso, la Festa del Pomodoro del Villaggio Sant’Antonio di Canberra smette di essere una festa di quartiere per assurgere a simbolo di una nazione che sa narrare sé stessa attraverso i propri riti, trasformando la memoria in un asset strategico per il dialogo intercontinentale e garantendo che il legame tra le due sponde del mondo rimanga solido, profumato di tradizione e proiettato verso una cooperazione sempre più integrata e consapevole.

Aggiornato il 24 febbraio 2026 alle ore 11:21