La strada per rafforzare la capacità dell’economia europea di resistere agli shock geopolitici passa per l’apertura
Il crescendo di minacce di Donald Trump contro l’Europa sul controllo della Groenlandia ha suscitato comprensibili preoccupazioni. Il rischio di uno scontro con il presidente americano sembra aver rafforzato le ragioni di chi da tempo chiede a Bruxelles di rispondere a dazio con dazio e mezzo. Cioè, fuor di metafora, di attivare il cosiddetto bazooka ̶ il nome colloquiale dello strumento anti-coercizione introdotto dall’Ue nel 2023 e, finora, mai utilizzato. Il meccanismo è molto simile, ma anche assai più esteso, a quello previsto dall’International Emergency Economic Powers Act, cioè la norma del 1977 a cui la Casa Bianca si appella per gestire in autonomia la politica commerciale americana (sarà la Corte suprema, forse già questa settimana, a dire se ne ha effettivamente il potere).
Il “bazooka” consente alla Commissione europea di intervenire in modo brutale contro i tentativi di “coercizione economica” da parte di paesi terzi: tra le contromisure previste, oltre ovviamente all’immediata applicazione di dazi, ci sono anche più severe restrizioni all’interscambio, la sospensione della proprietà intellettuale delle imprese provenienti dal paese terzo, il divieto per le imprese del paese terzo di partecipare agli appalti pubblici in Europa e addirittura il bando di specifici prodotti. Insomma, si tratta di un’arma davvero potente.
La vera domanda è: se premessimo il grilletto, chi si farebbe più male? Non c'è dubbio che le imprese americane ne avrebbero un danno. Ma vale in questo caso ciò che vale per il protezionismo trumpiano: i dazi e gli altri limiti al commercio internazionale colpiscono prima e più di tutti chi li aziona. Per questo, dopo il Liberation Day abbiamo accolto con favore la decisione della presidente Ursula von der Leyen di mantenere il sangue freddo, resistendo alla tentazione di giocare allo stesso gioco di Trump. Sarebbe opportuno proseguire con il medesimo approccio.
Dopo che Trump ha varato i “dazi reciproci”, l’Ue ha cercato di negoziare un accordo per minimizzare il danno e ha contemporaneamente accelerato la trattativa su altri tavoli. È anche per questo, seppure al costo di molte concessioni, se siamo finalmente riusciti a sbloccare il Trattato col Mercosur. Ed è esattamente la stessa logica che ha indotto il premier canadese, Mark Carney, ad approfondire il rapporto con la Cina. L’unico modo per rafforzare la capacità dell’economia europea di resistere agli shock geopolitici ̶ o, se preferiamo usare un termine alla moda, l’unica strada verso l'autonomia strategica ̶ è controintuitiva: non passa per l’arrocco ma per l’apertura.
(*) Tratto da Ibl
Aggiornato il 20 gennaio 2026 alle ore 14:26
