Legge di stabilità 2026: il bicchiere è mezzo pieno

I dati statistici, previsionali, relativi alla crescita del Pil dell’Italia dello 0,5 per cento nel 2025 e dello 0,8 per il 2026, in confronto agli altri Paesi europei non riflettono compiutamente la solidità dell’economia del Belpaese. Per avere contezza dei risultati conseguiti dal Governo di centrodestra, da inizio legislatura, è fondamentale comparare la spesa pubblica sostenuta dall’Italia in rapporto a quella sostenuta dalle altre nazioni europee che conseguiranno risultati apparentemente migliori. Se anche l’Italia avesse seguito il medesimo trend di crescita dell’indebitamento pubblico, per aiutare la crescita, i dati di incremento del Pil sarebbero stati sicuramente migliori. Avremmo avuto effetti positivi nell’immediato sulla crescita del reddito nazionale lordo ma fortemente negativi per gli anni a venire. Tra i Paesi occidentali – Europa, Stati Uniti e Regno Unito – l’Italia è il Paese più virtuoso in termini di contenimento della crescita del debito pubblico. Infatti, il debito italiano è cresciuto decisamente meno degli altri Paesi.

È l’unico, tra i Paesi economicamente più avanzati che, dopo il Covid, per primo ha raggiunto l’avanzo primario ovvero le entrate pubbliche superano le uscite al netto della spesa per interessi per il servizio del debito pubblico. Per una nazione super indebitata, aver perseguito caparbiamente come obiettivo primario il risanamento delle finanze pubbliche è stato indispensabile. Il rigore sulla spesa pubblica ha avuto come riflesso positivo la crescita della fiducia dei mercati finanziari. Si è ridotto lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi e anche nei confronti degli altri titoli di debito sovrani degli altri Paesi europei. È migliorato i rating di affidabilità finanziaria e ridotto la spesa per interessi. È di tutta evidenza che se la crescita è drogata dalla spesa pubblica in deficit, gli effetti positivi sono solo momentanei e non strutturali. Una crescita, se pur modesta del Pil basata su una sana e corretta gestione delle risorse pubbliche pone le basi per un incremento della ricchezza nazionale strutturale e duratura. La riduzione della spesa per interesse, in un contesto internazionale che per il 2026 vedrà una crescita significativa di emissione di titoli di debito da parte di tutti i Paesi occidentali, è fondamentale. La contrazione dei costi finanziari per la collocazione del nostro debito sovrano, per diversi miliardi di euro l’anno, libererà risorse per continuare la politica di alleggerimento del carico fiscale sulle imprese e sulle famiglie italiane.

Il combinato disposto di meno spesa per interessi, riduzione della pressione fiscale e meno, si spera, burocrazia possono innescare una crescita sana del Pil italiano migliore delle previsioni. Inoltre, è molto probabile che la Fed americana prosegua nel 2026 una politica monetaria più accomodante riducendo ulteriormente i tassi di interesse di riferimento statunitensi. La riduzione dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, costringerà anche la Bce a operare un nuovo taglio dei tassi per evitare l’ulteriore apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro statunitense. Politiche monetarie più espansive che impatteranno positivamente sulla crescita economica. Infine, se dovesse cessare nel corso del 2026, come si spera, la guerra in Ucraina e a Gaza potrebbe essere un ulteriore volano di miglioramenti economici. L’ottimismo della ragione mi induce a pensare che grazie a questa legge finanziaria, il bicchiere è mezzo pieno.

Aggiornato il 05 gennaio 2026 alle ore 11:22