La settimana di Confedilizia (Podcast)

n.1 del 6 gennaio 2024

Un saluto cordiale e un ben ritrovati nel nuovo anno ai nostri ascoltatori. La prima novità riportata dagli organi di informazione sul settore immobiliare riguarda la mancata riproposizione nel decreto Milleproroghe 2024 del divieto di aggiornamento dei canoni per le locazioni passive degli enti pubblici.

È stata una disposizione voluta dal Governo Monti e poi reiterata per oltre un decennio sino al precedente “Milleproroghe”, che si è rivelata fortemente discriminatoria e penalizzante per i proprietari di immobili concessi in locazione alla Pubblica amministrazione, a volte anche con contratti risalenti a molto tempo prima. Detto divieto ha contribuito a ingessare ulteriormente il mercato delle locazioni private e contrarre offerta di immobili, sulla base peraltro di motivazioni assurde, per non dire imbarazzanti, come quella che richiamava “l’eccezionalità della situazione economica” o le “esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica”. Il che equivaleva a dire che i soldi dei contribuenti potevano essere anche sprecati, ma la spesa pubblica doveva essere invece contenuta quando bisognava pagare ad un proprietario quanto stabilito in un contratto di locazione ed era previsto dalla legge.

In evidenza ancora le notizie relative al Superbonus 110 per cento, che è ormai riservato unicamente ai condomini e dal primo gennaio 2024 è sceso al 70 per cento; passerà poi al 65 per cento nel 2025, ultimo anno in cui si potrà usufruire ancora dell’agevolazione. Secondo i dati elaborati da Confedilizia in riferimento ai numeri diffusi da Enea, al 30 novembre scorso mancava da realizzare ancora il 22 per cento dei lavori ammessi alla detrazione, per un importo di 12,8 miliardi di euro. Sempre sulla base dei dati Enea, il totale dei lavori realizzati ammessi a detrazione è pari al 92,9 per cento per gli edifici unifamiliari e al 94,7 per cento per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti.

Altro argomento in primo piano nei media riguarda l’aumento della domanda di affitti nel 2023, dovuto a quello dei tassi di interesse e del costo dei mutui e alla conseguente contrazione delle compravendite. Secondo il terzo Osservatorio sul mercato immobiliare 2023 di Nomisma, le difficoltà riscontrate dalle famiglie a finalizzare l’acquisto di una casa hanno fatto crescere l’interesse per il mercato delle locazioni. In particolare, nell’ultimo anno il 7,3 per cento della domanda si è spostata dall’acquisto all’affitto accentuando la pressione su un comparto già saturo. Per il medesimo Osservatorio, nel secondo semestre il parziale spostamento di interesse verso il mercato degli affitti ha portato ad una vera e propria ascesa dei canoni, i quali nell'arco degli ultimi 12 mesi hanno registrato un notevole incremento pari al 12,1 per cento.

La stampa ha pure trattato degli affitti brevi per sottolineare soprattutto il caos fiscale che sarà destinato a prodursi, visto che dal 2024, per “tassare” i redditi generati dalle locazioni sotto i 30 giorni, ci sarà un mix di regimi fiscali ed esso si riverserà inevitabilmente anche sui modelli dichiarativi. Inoltre, a partire dall’anno appena cominciato, si inaspriscono anche gli oneri burocratici per i locatori imprenditori che utilizzano gli immobili per affitti turistici e brevi in generale e le sanzioni per le eventuali violazioni.

In conclusione, del presente podcast si segnala il commento di Guglielmo Piombini, saggista ed editore.

L’eliminazione contenuta nel decreto Milleproroghe, del divieto di aggiornamento dei canoni per le locazioni passive degli enti pubblici, inserita dal Governo Monti e poi reiterata per oltre un decennio, rappresenta senza dubbio un segnale di attenzione verso la proprietà privata. Si trattava di una norma fortemente discriminatoria e penalizzante per i proprietari di immobili, che era stata ancorata a motivazioni assurde, per non dire imbarazzanti. Tra esse quella che richiamava “l’eccezionalità della situazione economica”, che è sembrata senza fine, visto che il divieto è stato reiterato per oltre un decennio, e l’altra che assumeva addirittura pretese “esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica”. Il che equivaleva a dire che i soldi dei contribuenti potevano essere anche sprecati, ma la spesa pubblica doveva essere invece contenuta quando bisognava pagare ad un proprietario quanto stabilito in un contratto di locazione ed era previsto dalla legge. Ora vi è da augurarsi che l’iniziativa non rimanga isolata, e a essa facciano seguito altre e più incisive misure come la liberalizzazione dei contratti di locazione degli immobili a uso diverso da abitazione unitamente all’introduzione della cedolare secca anche per siffatti rapporti, nella misura già in essere per le locazioni abitative a canone concordato. Occorre in sostanza seguire l’esempio del presidente Javier Milei in Argentina, che si avvia verso la modernizzazione del Paese e il rilancio della sua economia”.

(*) Il podcast a cura di Sandro Scoppa e Gianfranco Fabi

Aggiornato il 08 gennaio 2024 alle ore 11:05:17