Il Governo salvi l’ex-Ilva Taranto

Continuo nella mia triste e noiosa attività di denuncia della tragica fine del centro siderurgico di Taranto; un mio impegno che finora ha sistematicamente annunciato la tragica crisi e che, purtroppo, non ha finora visto alcun segnale concreto di rivisitazione sostanziale di un comportamento che, a mio avviso, aspetta solo la esplosione di una delle peggiori bombe sociali del Paese.

Notizie stampa, speriamo che siano solo “notizie”, non escludono che il Governo tagli dal Pnrr il finanziamento di 1 miliardo di euro per nuovi impianti alimentati a metano o idrogeno per la produzione di acciaio verde a Taranto.

Sempre secondo notizie stampa si apprende che la ipotesi allo studio preveda di spostare il finanziamento del progetto per l’acciaio pulito sul Fondo europeo di Sviluppo e Coesione. Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha subito fatto presente: “Se perdiamo il miliardo di euro del Pnrr destinato alla decarbonizzazione dell’ex Ilva l’intera fabbrica è destinata a chiudere. Ho già riferito al ministro Urso ed al ministro Pichetto Fratin che senza le risorse del Pnrr in agosto non rinnoverò l’autorizzazione di impatto ambientale degli impianti di Taranto. Senza una conversione nei tempi più rapidi possibili alla produzione verde, non saremo più in grado di tenere aperti gli impianti nei prossimi anni; gli impianti sono ormai obsoleti”.

Ma il sindaco non si ferma a questa dichiarazione ma, per la prima volta, lancia una denuncia che non credo possa rimanere solo tale; infatti Melucci dichiara: “ArcelorMittal si comporta da speculatore: assorbe tutti i sussidi italiani che può ottenere, ma punta a ridurre al massimo la produzione di Taranto per tenere alto il prezzo dell’acciaio dei suoi altri impianti europei” (dichiarazione riportata dal Corriere della Sera del 16.7.2023).

Appare evidente che stando così le cose, cioè in presenza di una denuncia così forte di un sindaco di una realtà urbana di 200mila abitanti, di un sindaco di una città al cui interno insiste un centro siderurgico che aveva ed ha una potenzialità di 10 milioni di tonnellate di acciaio e che ne produce ormai da anni solo 3 milioni, di un sindaco che deve cercare di risolvere un dramma sociale: 12.500 occupati diretti e circa 10mila indiretti vicini ormai alla disoccupazione irreversibile, ci si convince, e questa volta non solo io, che è davvero assurda e paradossale la assenza di scelte vere da parte del Governo.

D’altra parte questo Paese istituisce Commissioni parlamentari di inchiesta anche per contenziosi esplosi all’interno di condomini e invece nessuno ha chiesto finora la istituzione di una Commissione parlamentare per le misurabili e accertate responsabilità sorte su una simile tematica: “Centro siderurgico di Taranto ed il rapporto con ArcelorMittal”; cioè nessuno ha chiesto una verifica su quanto accaduto a valle della revisione del Contratto firmato dall’allora ministro Carlo Calenda con l’imprenditore indiano, cioè delle modifiche richieste dall’ex ministro Luigi Di Maio e dal Movimento 5 Stelle, delle richieste avanzate, sempre dal Movimento 5 Stelle, attraverso la ex senatrice Barbara Lezzi sull’annullamento dello scudo penale per gli amministratori del Centro, sulla serie di impegni assunti e mai mantenuti dai Governi Conte 1 e Conte 2, sulle modifiche all’asset societario varate dal Governo Draghi. Cioè su tutto ciò che ormai da sei anni rappresenta la lenta agonia del centro siderurgico.

Ultimamente era intervenuto anche il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso e, devo essere sincero, avevo creduto che finalmente si cambiasse registro, cioè avevo sperato e creduto che finalmente potesse prendere corpo anche un immediato cambiamento dell’attuale management, ma invece quella del ministro Urso è rimasta solo una disponibilità a modificare una situazione che, sempre a mio avviso, non possa più essere, in alcun modo, affrontata a scala locale, o a scala regionale, o a scala ministeriale; la premier Meloni sono convinto sappia bene che una mancata azione immediata su un “cancro” che, in modo irreversibile, cresce da tanto tempo, produca automaticamente un danno rilevante all’intero assetto della attuale maggioranza, tra l’altro di una maggioranza che aveva, nel suo programma di Governo, ribadito che “il centro siderurgico di Taranto andava rilanciato con interventi organici e capaci di superare la intera crisi sociale di un vasto hinterland”.

Questo impegno dopo quasi dieci mesi di Governo non solo non lo vedo attuato ma ho paura che non comparirà neppure come indicazione strategica sia nella redigenda Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) che nella Legge di Stabilità 2024.

Forse la denuncia del sindaco Melucci non rimarrà inascoltata e sicuramente saranno, almeno lo spero, oggetto di approfonditi chiarimenti; tuttavia, di fronte a questa diffusa atarassia istituzionale e politica chiedo al Sindacato di non lasciare solo Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, nella sua battaglia sistematica contro questo che onestamente possiamo definire “scandalo sociale” e, una volta per tutte chieda non all’organo locale, non al ministro competente, ma alla presidente Meloni una immediata azione; una azione capace almeno di evitare che tra un mese, tra un anno Taranto continui a produrre solo 3 milioni di tonnellate di acciaio, continui ad avere un numero enorme, ripeto enorme, di disoccupati, continui ad avere un folle inquinamento atmosferico anche in assenza di produzione.

La presidente Giorgia Meloni non credo possa rimanere sorda di fronte a questa motivata ed ormai sistematica mia denuncia.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole

Aggiornato il 11 agosto 2023 alle ore 02:03:45