Manovra: la proprietà immobiliare ha bisogno di segnali

Sulla manovra in arrivo abbiamo compreso il messaggio, peraltro ragionevole: i soldi sono pochi e il problema dell’energia è prioritario. Pure con queste premesse, però, alcuni segnali ai cittadini si possono dare: è possibile varare misure dal valore simbolico che possano far comprendere che si è scelta una direzione e che la si seguirà, pur con tempi e modi condizionati dalle emergenze. Per quanto riguarda il comparto immobiliare – quello delle famiglie che hanno risparmiato e investito nel mattone, ma anche delle imprese che operano nel settore – Confedilizia ha suggerito alcune linee di intervento sin dall’incontro a Palazzo Chigi di dieci giorni fa con il presidente del Consiglio e i ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Raffaele Fitto, Marina Elvira Calderone.

Per rilanciare il commercio, ad esempio, occorrono a nostro avviso due cose: meno tasse (introduzione della cedolare secca, riduzione dell’Imu, eliminazione della vessatoria imposizione sui canoni non percepiti) e meno vincoli (per i contratti di locazione si applica ancora l’anacronistica legge 392 del 1978, che andrebbe resa derogabile per tutti e non solo in caso di canoni superiori a 250mila euro annui).

Con particolare riguardo all’Imu, poi, tra l’ideale di annullare il devastante aumento imposto con la manovra Monti (ogni anno 13 miliardi di euro in più di patrimoniale) e il mantenimento dello status quo, vi è una strada intermedia. Quella, appunto, di interventi mirati, dal costo ridottissimo, ma carichi di significato: come – ad esempio – l’eliminazione dell’imposta per gli immobili occupati senza titolo, per quelli inagibili o inabitabili, per quelli inutilizzati, per quelli dei borghi. Le bollette incombono, ma qualcosa si può comunque fare per restituire fiducia agli italiani. Questo è il momento.

(*) Presidente Confedilizia