Il 29 ottobre 1976 arriva nelle sale il capolavoro di Steno. Febbre da cavallo festeggia oggi il suo cinquantenario. Il classico della commedia all’italiana fotografa alla perfezione i vizi innocui dell’Italietta della seconda metà degli anni Settanta, grazie a battute strepitose e a interpreti straordinari. Il film racconta la storia di Bruno Fioretti (Gigi Proietti), detto Mandrake, un belloccio romano che si barcamena come attore e indossatore, mantenuto dalla barista Gabriella (Catherine Spaak), di cui sperpera i guadagni puntando sulle corse di cavalli. I suoi sodali con il vizio del gioco sono Pomata (Enrico Montesano) e Felice (Francesco De Rosa), con i quali forma un trio di perdenti senza pari. Ma tra gli interpreti occorre menzionare anche Mario Carotenuto (Avvocato De Marchis), Adolfo Celi (il giudice) e Marina Confalone (Giuliana, sorella di Pomata). Il film di culto, appena cinque anni fa, nel 2021, è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna.
Come ha ricordato Enrico Vanzina, che ha scritto il film insieme al padre regista e ad Alfredo Giannetti, “Febbre da cavallo nasce da un soggetto di Massimo Patrizi. Il regista del film doveva essere Nanni Loy. Non ricordo perché Loy passò la mano, fatto sta che il produttore Infascelli, in un secondo momento, decise di affidare il film a mio padre con il quale aveva già realizzato La polizia ringrazia, un grande successo di allora. Steno non conosceva affatto il mondo delle corse dei cavalli e degli scommettitori ippici. Sapendo che io, da ragazzo, avevo frequentato assiduamente gli ippodromi insieme al mio amico Andrea Giubilo, della dinastia dei famosi giornalisti sportivi, mi chiese di aiutarlo a riscrivere la sceneggiatura di Giannetti. Avevo, da poco, iniziato la mia carriera di sceneggiatore, con mio fratello Carlo e Alberto Lattuada. Quell’occasione fu per me la definitiva conferma professionale. Lavorai insieme a Steno e trasformammo il copione iniziale in quello che, poi, diventò un vero e proprio piccolo classico del cinema comico italiano”.
Eppure, quando il film esce in sala non riscuote il meritato successo. La rivalutazione avviene grazie al passaparola e ai numerosi passaggi televisivi. “Quello che si vede nel film è tutto vero – ha ricordato Proietti – tutto quello che succede nella realtà delle corse, strane abitudini comprese”. Del film è celebre anche colonna sonora scritta da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, che dirige le musiche. Memorabile il monologo di Mandrake: “Chi gioca ai cavalli è, come dire, un misto, ecco. È un cocktail, un frullato de roba. È un minorato, è un incosciente, un regazzino, è un dritto e un fregnone, un milionario pure se non c’ha una lira e uno che non ci ha una lira pure se è un milionario, un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto. È uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera e rimore e tutto per dire: ho vinto, adesso v’ho fregato a tutti. E mo bèccate questa, tiè”.
Aggiornato il 29 ottobre 2026 alle ore 20:10
