Rai Storia omaggia Ugo Tognazzi
Foto: Ugo Tognazzi (Ansa)

Oggi su Rai Storia va in onda un ritratto dedicato a Ugo Tognazzi. Il grande attore, un autentico maestro del cinema e della televisione, viene omaggiato in occasione dell’anniversario della scomparsa, avvenuta 36 anni fa, il 27 ottobre 1990. Alle 13.10, Storie della Tv (visibile anche su RaiPlay) ricorda uno dei più grandi interpreti italiani, attraverso il documentario firmato da Simona Fasulo. L’esordio, a diciotto anni, nell’avanspettacolo e poi la tivù, il nuovo mezzo in cui è uno dei primi – con Raimondo Vianello – a portare la comicità e la satira. Ma anche tanto cinema con 150 film come attore e altri cinque da regista. Il primo storico programma televisivo di Ugo Tognazzi, del 1954, s’intitola Un due tre, dalle tre telecamere con cui viene girato, rigorosamente in diretta, e dal numero delle attrazioni internazionali – musicisti, ballerini, artisti – che vengono ospitate nel corso della trasmissione. Con gli autori Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi, Tognazzi e Vianello partoriscono un’idea geniale: fare la parodia del linguaggio televisivo appena varato. Un’idea vincente finché, nel 1959, il programma non incappa nella censura e Un due tre deve chiudere, dopo aver trasmesso dal piccolo schermo sketch indimenticabili che ancora oggi sono celebrati.

A raccontare quei momenti sono il regista di Un due tre, il regista Vito Molinari, che ricorda come vengono ideati le gag e il clima goliardico da cui nascono. Donata Tarabusi che, ancora bambina, va ad assistere negli studi della Rai di Milano al programma scritto da suo padre, Nicola Fano, storico del teatro, che analizza il tipo di comicità di Un due tre e di Scarnicci e Tarabusi, confrontata con quella di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, e il critico cinematografico Mario Sesti che parla dell’uso del corpo fatto da Tognazzi in teatro, in tivù e poi nel cinema. Ugo Tognazzi nell’immaginario degli italiani è soprattutto l’attore di cinema, il gourmet ante litteram, il tombeur de femmes, e per orientarsi tra il personaggio e l’uomo, il documentario ospita anche i racconti divertenti e a tratti commoventi di due dei suoi quattro figli – Gianmarco e Maria Sole – e di quelli del regista Pupi Avati, che è stato sostenuto da Tognazzi quand’era un giovane senza arte né parte e ne diventa amico fraterno.

Sul fronte cinematografico, tra i film indimenticabili di Ugo Tognazzi, colonna portante della commedia all’italiana e del cinema d’autore, spiccano alcuni capolavori assoluti. Il federale (1961) di Luciano Salce, è il suo primo grande ruolo da protagonista assoluto, nei panni di un fascista in camicia nera durante gli ultimi giorni della Repubblica di Salò. La voglia matta (1962) dello stesso regista, è un affresco agrodolce del boom economico italiano. I mostri (1963) di Dino Risi è un film a episodi straordinario in cui Tognazzi e Vittorio Gassman mettono a nudo i vizi e le ipocrisie dell’Italia del tempo. Una storia moderna - L’ape regina (1963) di Marco Ferreri è una satira feroce e visionaria sul matrimonio e sui ruoli di coppia. Con lo stesso autore gira il memorabile La grande abbuffata (1973) grottesco banchetto-suicidio collettivo con un grande cast internazionale composto da Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Michel Piccoli e Andréa Ferréol. Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli è una commedia sentimentale e popolare ambientata a Milano, tra gelosie e mutamenti sociali. In Amici miei (1975) sempre di Monicelli, in compagnia di Gastone Moschin, ancora Noiret e Adolfo Celi (e nei due sequel anche di Renzo Montagnani), Tognazzi delinea il ritratto immortale del conte Lello Mascetti, inventore della celebre “supercazzola”. Il vizietto (1978) di Édouard Molinaro) è un grande successo internazionale in coppia con Michel Serrault. La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci, è un film drammatico che vale a Tognazzi il premio come Miglior attore al Festival di Cannes.

Aggiornato il 27 ottobre 2026 alle ore 14:35