La salvezza nel Diario poetico di Franco Campegiani
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Torna Franco Campegiani e salire a bordo della sua nave-poesia significa misurarsi con le domande di senso e le grandi questioni che s’allungano nella contemporaneità. Del poeta, filosofo, critico letterario e d’arte marinese, la verde cittadina dei Castelli Romani, ne avevamo parlato in occasione della raccolta Dentro l’uragano (Pegasus Edition 2021). La recente pubblicazione Diario poetico di Franco Campegiani, curata da Enzo Concardi per Guido Miano Editore-Il Cammeo d’oro (Feltrinelli), offre l’occasione di una rilettura critica ed esegetica di poesie selezionate per avventurarsi nell’odissea umana ed ontologica dell’uomo moderno. Alle liriche tratte da Ver sacrum (2012) e dal citato Dentro l’uragano si aggiungono testi inediti del 2025 e 2026. Come fa notare Enzo Concardi, ciò consente di accorgerci degli sviluppi stilistici ed estetici dell’autore, che presenta una particolare sensibilità per le tematiche de L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse (1964) e l’analisi contemporanea dello psichiatra Vittorino Andreoli di Homo stupidus stupidus, dall’eloquente sottotitolo L’agonia di una civiltà (2018).

L’alienazione, la crisi dell’individuo nelle società di massa, la rottura del rapporto con la natura, la perdita dei valori dell’umanesimo, le regressioni antropologiche ed ontologiche, il crollo dei concetti di anima e spiritualità, le solitudini del vivere moderno, la dialettica essere-avere, l’esilio delle radici e dell’identità sono gli scogli intorno ai quali la nave-poesia di Campegiani ci fa navigare affondando in un esame di coscienza spesso severo, ma non privo di speranza. “Avevo paura di affrontarmi”, scrive l’autore in Guerra e pace per esprimere la difficoltà del conosci te stesso di fronte al rischio di scoprire verità scomode. Ma c’è la natura in Campegiani, che sebbene lacerata e divorata, non cessa di rappresentare la fonte della Serenità o, come in Concerto di primavera è quella cultura contadina che vuole resistere “in quel lago di camomilla e di taràssaco” perché, nonostante le artificiosità e le tecnologie, “nessuno può estirpare la vigna, né l’orto o il frutteto”. Dobbiamo essere grati alla natura, ci esorta il poeta rievocando il messaggio del Cantico francescano, per la sua rilevanza sacrale e come è detto in Tellure: “Ogni pomo è il padre, il figlio, lo spirito santo”.

Alla natura madre si lega l’altro cardine della poetica: la donna amata, amante e Luna apuana. “Donna luna faro del cosmo” recita il verso, “calda amante e struggente”. Ma “amarti è perderti/ scoprirti tua, non mia” ammette l’autore nell’omonimo verso che dà il titolo alla lirica. E in contraddizione coi tempi performanti, il poeta confessa l’inadeguatezza: “Non so tendermi/verso il tuo essere infinito”. In Non avere pietà il testo diventa crudo: “Non avere pietà di questo tuo traditore/ Morirò straziato/con tutti i miei simili”.

“Il male d’oggi è chiuso in un recinto/di plastificate muraglie/ ghetto refrattario in una cupola/agli spiragli di luce” avverte Franco Campegiani in Case nere. E il tempo è “una notte senza sbocchi/che rifiuta l’impasto con le aurore”. Come alienato è il vivere quotidiano di “viaggiatori di passaggio/ombre spettri, vuoti simulacri/ anime fuggenti alla deriva”. Ed è così avvilente e solitario questo antro oscuro che sembra non esserci via d’uscita, ma nei versi di Stazione metro torna la speranza: “E s’aprirà di nuovo il cuore/allo scosciare dei cieli/ al tuono fragoroso/ dei concerti universali”.

L’ideale di Campegiani è la fiducia nella filosofia fisiocratica, come fa notare il critico Concardi, ossia un governo della natura per cui nulla finirà nel nostro mondo. “Seppure si sfaldasse la terra/e si schiantasse il grembo antico di frescure/noi cadremmo dove non si può morire/là nel più segreto degli abissi/nel centro di pulsazione universale”. Secondo il poeta Tutto tornerà al suo posto perché “l’uomo non può distruggere l’uomo, né costruire, altri che se stesso”.

L’aspetto esistenziale, pirandelliano di “uno, nessuno, centomila” è rintracciabile nelle poesie L’essere è qui, Identità e Lasciarmi pensare dal pensiero, che affonda nell’animo filosofico dell’autore fino agli inediti che concludono il Diario. In Periferia si profila una poesia esoterica che esplora l’altro: “Je est un autre, ribadiva Rimbaud. Non io sono, ma io è un altro”. Versi segnati dal significativo “io mi manco”, mentre il pensiero corre in Buona novella in cui “tutto è salvezza, tutto è dannazione” con le parole che vengono dal silenzio e l’intelletto che si perde ne Il gioco dei perché.

L’esortazione è poetica, ma non lieve. È responsabilità a ritrovare nel silenzio il vero senso delle parole, esorta Campegiani, poiché altrimenti “sarà il silenzio a imporre la sua legge alle parole”.

(*) Diario poetico di Franco Campegiani, curato da Enzo Concardi per Guido Miano Editore-Il Cammeo d’oro, 2026, 44 pagine, 14 euro.

Aggiornato il 26 ottobre 2026 alle ore 16:47