Taxi Driver figura tra le proiezioni speciali del 79° Locarno Film Festival. Il capolavoro di Martin Scorsese, Palma d’oro a Cannes, nell’anno del suo cinquantenario sarà proiettato in versione notturna, l’8 agosto, in Piazza Grande. Il lungometraggio è stato celebrato anche al Tribeca, kermesse fondata, tra gli altri, proprio da Robert De Niro, il leggendario attore newyorkese (due volte Premio Oscar) che nel film di culto dà il volto al disadattato tassista Travis Bickle, ex Marine in Vietnam. Taxi Driver, tornato lo scorso anno sul grande schermo in una superlativa versione restaurata in 4K, distribuito al cinema da Nexo Studios, in collaborazione con Mymovies, racconta la discesa agli inferi di un giovane disorientato che vive in una New York corrotta e feroce. Tra insonnia, solitudine e una crescente ossessione per la violenza, Travis precipita in una spirale di follia che lo conduce a pianificare un atto estremo. La pellicola plumbea mette in scena le notti insonni del personaggio principale. Il tassista Travis Bickle decide si seguire il turno dalle 18 alle 6 del mattino seguente. È un tipo introverso il cui unico interesse è rappresentato dal cinema porno. A un certo punto, subisce l’attrazione della segretaria di un uomo politico ma, allo stesso tempo, vuole redimere una dodicenne che si prostituisce. L’acme narrativo viene raggiunto quando la violenza inespressa di Tavis esplode in maniera drammatica.
Firmato da un ispirato Paul Schrader alla sceneggiatura e contrappuntato dall’inquieta e bellissima ultima colonna sonora di Bernard Herrmann (il celebre compositore sodale di Alfred Hitchcock), il film esplora i temi dell’alienazione, della brutalità e della redenzione in una metropoli oscura e soffocante. Declino americano post-Vietnam e autoisolamento si fondono in un’opera permeata da atmosfere noir con elementi di tragedia contemporanea. L’edizione restaurata in 4K offre un’esperienza visiva e sonora senza precedenti, permettendo al pubblico di riscoprire ogni dettaglio di un film che ha definito un’epoca. È il febbraio del 1976 quando Taxi Driver arriva nei cinema statunitensi. Candidato a quattro Oscar, il film diventa un’icona culturale grazie alla regia profetica di Martin Scorsese e alla memorabile interpretazione di Robert De Niro, affiancato dalla sorprendente dodicenne Jodie Foster e dai superbi Harvey Keitel e Cybill Shepherd. “Dici a me? Dici a me?... Ma dici proprio a me? Ehi, con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui”. È il monologo allucinato della scena più famosa o almeno quella che è rimasta nell’immaginario collettivo. Travis (il 32enne De Niro) fa pratica con la pistola davanti allo specchio. È il suo personale percorso di iniziazione alla vendetta che lo vede impegnato contro il mondo intero. “Ne ho avuto abbastanza. Ho avuto anche troppa pazienza: sfruttatori, ladri, vigliacchi, assassini”. Sia Scorsese che Schrader confermano più volte che la frase iconica non è presente nella sceneggiatura ma è stata improvvisata dall’attore durante le riprese. Prima di girare il regista dice a De Niro: “Bob, pensa di essere come un bambino di 8 anni davanti allo specchio con una pistola, che si mette a fare bang, bang parlando con sé stesso”.
Lo spunto narrativo del film, frutto della scrittura di Schrader, ideatore del soggetto e del copione (concepito in due settimane), nasce nelle notti insonni che l’autore passa in macchina per le strade di Los Angeles. Eppure, occorre ammettere che lo script è indubbiamente debitore di almeno tre capolavori letterari: Memorie del sottosuolo (Zapiski iz podpol’ja) di Fëdor Dostoevskij, La nausea (La Nausée) di Jean-Paul Sartre e Lo straniero (L’Étranger) di Albert Camus. Inizialmente la Columbia Pictures medita di affidare la regia a Roger Mulligan e al giovane Jeff Bridges il ruolo di protagonista. Ma è lo stesso Schrader, futuro regista, a convincere lo studio: bisogna puntare su Scorsese e De Niro. Alla fine, la spunta Schrader. Ma, nel corso della fase di post-produzione, Scorsese è costretto a difendere la propria poetica dalle ingerenze della Columbia. Addirittura, arriva a ipotizzare l’abbandono del film pur di evitare dei tagli che ritiene assolutamente inopportuni. Il compromesso conclusivo si limita a una riduzione della saturazione del rosso nelle scene più efferate. Il finale è noto a tutti: Scorsese, proteggendo la propria integrità artistica, tutela l’impatto di un’opera visionaria.
Aggiornato il 16 luglio 2026 alle ore 20:07
