De Gregori a teatro coltiva la scelta dei concerti intimi

Giovedì 4 giugno, in prima serata su Rai 3, va in onda Francesco De Gregori. Nevergreen. Il documentario diretto da Stefano Pistolini racconta il tour Nevergreen (Perfette sconosciute) tenutosi al Teatro Out Off di Milano. Il film è stato presentato in anteprima fuori concorso all’82ª Mostra del cinema di Venezia e distribuito nelle sale italiane dall’11 al 17 settembre 2025 da Nexo Studio. Il cantautore romano torna dal vivo in autunno per una serie di concerti con le sue canzoni meno note. “Quello che vado cercando – racconta De Gregori – è un rapporto intimo con gli spettatori, e questo si crea con una vicinanza fisica che mette la musica, il cantante, la band, alla portata degli spettatori”. Ma c’è anche un altro motivo dietro la scelta di questi live intimi: “Questo tour è un controcanto alla corsa ai numeri. Sold out è una parola che mi dà fastidio. C’è tanta gente che fa musica in Italia e non riesce a riempire un teatro. Questa musica che viene dal basso va promossa e incoraggiata. Io ho iniziato la mia carriera in un piccolissimo locale. Se non ci fosse stato non sarei qui”.

E del suo percorso rivendica ogni virgola: “Credo nel mestiere che ho fatto per come l’ho fatto, in maniera poco allineata con le regole del mainstream: non vado volentieri in televisione. Non sono mai andato a Sanremo, ma il mio mestiere mi consente una grande libertà di scelta che mi posso permettere”. Come quella di non andare al festival: “Avevo sedici anni, già sapevo che volevo scrivere canzoni e cantarle, mi piacevano i cantautori. Si uccise Luigi Tenco. Quella sera – rivela – giurai a me stesso che non sarei mai andato a Sanremo, a nessuna condizione”. Fare l’artista, per il Principe, significa anche non schierarsi: “Provo sempre un certo imbarazzo – ammette – quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali. C’è bisogno che Bruce Springsteen dica che è contro l’Amministrazione Trump? Non credo. È un ruolo che non mi sento di condividere. Non faccio proclami, non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele e anche io ho le idee confuse”.

Nonostante nelle sue canzoni, come Generale, abbia sempre cantato la barbarie della guerra, la situazione di oggi non gli offre spunti artistici: “Saranno circa dieci anni – confessa – che non sento ribollire l’ispirazione. Mi dispiace ma non ne faccio un dramma”. Per quanto riguarda il mondo, invece, non lo dirà dal palco, ma “chiaramente vivo con dolore tutto quello che sta succedendo: non l’ho previsto quando ho scritto canzoni come Generale, perché non c’era bisogno di prevederlo, bastava guardarsi intorno. Quelle canzoni nascono allora e valgono purtroppo anche per adesso”. Ma difficilmente il pubblico di Nevergreen le ascolterà, a meno che non siano “perfette sconosciute”, come spiega il titolo del tour: “Niente Donna cannone, niente Rimmel, niente Generale: il pubblico è avvertito e quindi – scherza – non potrà chiedere il rimborso”. Fedele solo a sé stesso, De Gregori, a 75 anni guarda a un futuro diverso da quello dei suoi colleghi e dei loro tour di addio infiniti: “Nel mio mestiere si smette o perché ti sei stufato tu o perché il pubblico si è stufato di te. Quando succederà una di queste due cose – conclude – non mi vedrete più, ma non farò un annuncio prima, semplicemente sparirò”.

Aggiornato il 27 maggio 2026 alle ore 15:58