Com’è essere sordi in un mondo di udenti? Soprattutto se si è moglie e puerpera avanzata con una bambina bellissima, che però vive nell’altro mondo (udente) da te e non sa capire il tuo amore struggente di madre, perché non in grado di esprimersi con il tuo linguaggio dei segni? Di questo universo specialissimo al femminile ci parla l’ultima opera cinematografica della spagnola Eva Libertad (nomen omen: un nome, un destino), Il silenzio degli altri (sorda) (distribuito dalla Lucky Red e nelle sale italiane dal 28 maggio), interpretato da una straordinaria Miriam Garlo, nelle vesti della protagonista Angela. Álvaro Cervantes (altro nome epico, in perfetta sintonia con questa bellissima e delicatissima vicenda umana) è Hector, il marito di Angela, bravissimo sia nel linguaggio dei segni che in quello dell’uomo che sa amare la sua donna molto più donna delle altre, essendo dotata di una straordinaria carica emotiva. Ecco: la concentrazione di energia. Avete notato, osservando una comunità di sordi, quanta intensità, o flusso d’energia, c’è nella rapidità che serve loro per accennare a una frase muta ma compiuta di senso? E come lavora il loro cervello in quest’opera folgorante di decriptazione? Perché, poi, il muto non interpreta solo le mani e le dita dell’altro che si muovono, ma valuta ogni aspetto, ogni mimica ed espressione facciale del suo interlocutore, udente o no, che non può nascondere nulla a chi non viene sommerso dalle parole che fanno velo: la rabbia di fondo, l’amore struggente e tutto ciò che sentimentalmente s’incanala lungo le nervature dinamiche ed extra uditive del soma.
La storia, in buona sostanza, è quella di due coppie: neo-genitori i primi, Angela e Hector; madre e padre di Angela, Elvira (Elena Irureta) e Fede (Joaquín Notario), i secondi. Poi, c’è il mondo sociale che ruota attorno alla puerpera, con le amiche del cuore di Angela non udenti come lei, ma che hanno prima di lei superato in ben più giovane età i traumi della maternità. Per cui i bambini più grandi parlano senza fatica con le due lingue dell’udito e del silenzio, avendo per di più le loro madri, come pure Angela, appreso in istituti dedicati a leggere le labbra dei propri interlocutori. La Libertad, però, indaga con assoluta maestria i rapporti di coppia Hector-Angela, prima e dopo il concepimento, in cui stavolta è davvero lui la chiave di volta dell’armonia familiare, dovendo mettere da parte il proprio ego per sostenere chi vive intensamente il dramma della diversità. Contesto familiare quest’ultimo che, ovviamente, ignora il conflitto quando i due corpi semplicemente si parlano, in base a un linguaggio terzo, non più sonoro né muto, ma ben più potente rispetto a quelli concepiti come strumenti per comunicare concetti, del tutto complementari (e, quindi, inessenziali) alla vibrazione della passione che avvolge due teneri amanti. Come quando all’inizio Hector e Angela fanno il bagno insieme nudi in uno specchio d’acqua con una piccola cascata alle loro spalle. La molla dell’armonia vibra molto forte nei momenti coniugali più intimi, che vanno dalla preparazione della cena, molto spesso da parte di Hector che, evidentemente (come sottolinea la sua corporatura robusta), non disdegna i fornelli e il buon cibo; alle semplici faccende domestiche con un piccolo pollaio da accudire, in una bella realtà sospesa tra città e campagna.
E l’aspetto più esaltante di questo rapporto perfetto consuma i suoi momenti del dramma in un parto difficile, in cui Hector è molto di più di un compagno di vita, svolgendo il compito di áncora tra una sofferenza da parto estremamente verista e le parole mute, per tradurre alla puerpera le indicazioni concitate dei sanitari presenti. Con le urla spossanti di Angela e il frenetico impegno professionale di medici e infermieri per far nascere naturalmente la bimba, in un parto che la protagonista avrebbe voluto avvenisse, come accadeva per le indios del Rio delle Amazzoni, appesa a un grosso ramo della foresta. Una volta superata l’angoscia udente-non udente del pre e post parto, la differenza tra il prima e il dopo la nascita di Ona (“Onda”, in catalano, e “Bella” o “Buona” in basco) sta nel progressivo spegnersi della vibrazione, totale nella gestazione, in cui le corrispondenze biunivoche madre-figlia passano attraverso la placenta e i movimenti del piccolo in rapida formazione, che percepisce lo status materno come impulsi benessere-malessere. Ma quella vitale risonanza diviene sempre più parziale nel tempo, fino a spegnersi gradualmente con lo sviluppo della bambina, per giungere al trauma materno di dover abbandonare l’allattamento al seno, che mette fine al rapporto simbiotico naturale tra concepito e concepente. Ora, l’evoluzione esige che la bimba esprima con le modulazioni del pianto della prima infanzia le sue sensazioni essenziali, del tipo fame, sete dolore, richieste di affetto.
Ma che cosa succede in un mondo di silenzio dove Angela non avverte il pianto di sua figlia e deve ricorre alla continua mediazione di Hector per seguirla, compresi aspetti fondamentali come il tempo passato con le maestre della materna per integrare Ona nella classe, fino a obbligare Hector a una vera e propria surroga materna? Il che, come del tutto prevedibile, porta al progressivo logoramento del rapporto coniugale, in cui Angela asseconda un “bias” molto pericoloso, come quello di ingelosirsi progressivamente del rapporto esclusivo padre-figlia che si è venuto nel frattempo a creare per mera necessità. Così, cerca di separarsi in tutti i modi da quel binomio alieno e udente che le causa sofferenza ed emarginazione, dedicando molto più tempo al suo lavoro di ceramista e con fughe a tempo dalla famiglia, per ricongiungersi in una breve vacanza marina con le amiche del muro del silenzio. E tutto questo periodo di involuzione è sottolineato dalla regista con la scelta del rumore bianco di fondo, in cui Angela si muove da non udente nel mondo, esasperando la corretta percezione della sua disabilità da parte di chi osserva dall’esterno. Ma la donna, madre e moglie autentica, resta tale fino in fondo, riscoprendo se stessa nel finale del film.
Voto: 9/10
Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 15:33
