L’arte ha uno scopo straordinariamente serio: salvare l’arte, ossia l’uomo. La manifestazione più interiore che esiste e che dimostra l’uomo, la specificità dell’uomo, è l’arte. Per il resto tutto in comune al regno animato, l’amore e la gelosia. Possesso ed emozioni, maternità, paternità, filiazione, solitudine, gruppo, gerarchie. Certo, possiamo concettualizzare, ma l’arte è specifica dell’uomo, la capacità di rivelare mediante un mezzo grafico, visivo, uditivo emozioni e pensieri, pensieri emozionati ed emozionanti, altrimenti restiamo nella semplice conoscenza, filosofia e scienza. Tale aspetto va mantenuto al di là della valutazione conoscitiva (ideologia). Il giudizio ideologico non ha da spartire con il giudizio estetico (espressione). Si uccide la specificità umana rinnegando l’espressività. In sé. Un orientamento ideologico puoi condannarlo dal punto di vista ideologico non dal punto di vista estetico, se espressivamente vale. Categorie da separare, un poeta può vantare un tiranno, lo giudico negativamente ma se esprime in maniera espressiva quel che narra, versifica, allora bene, benissimo. La capacità espressiva vale per sé. Diversamente perverremmo all’elogio di chi ha le nostre convinzioni anche se inespressive. Concretizzando. Posso non condividere una minimità della fede religiosa di Dante Alighieri, e amare l’espressività della “sua” fede. Omar Khayyam invocava l’ubriachezza per annebbiare l’ossessionante coscienza della morte, posso non ubriacarmi e non subire l’ossessione della morte e ammirare la tristezza e l’ebbra felicità espressa da Khayyam nel suo incubo mortuario. Giacomo Leopardi vedeva il Nulla del Tutto e vano il fare pur facendo, giacché comunque il Nulla divora. Posso credere nella vita, ma non posso disistimare chi bene espresse il Nulla del Tutto.
Precipitiamo nell’indifferenziato? Il contrario. Sappiamo valutare, stimare, cogliere la specificità dell’arte: L’espressione. Che è la massima esaltazione del valore della vita. Un artista, il più pessimista, se è espressivo, capovolge il pessimismo in esaltazione della vita. Un Ferdinando Pessoa, considerando un moderno apprezzabile, non riusciva neanche a concepirsi individuo tanto si considerava infondato, in questa terrificante negazione di essere senza ragion d’essere perviene a risultanze espressive che paradossalmente fanno apprezzare chi nega l’esistenza fondata sull’esistenza. Terrificante. Tutto sbalorditivo. Pessoa si stupiva che un bottegaio appariva sulla porta della bottega. Infatti: che esiste di “normale”? Meraviglioso! Questi estremismi espressivi che sembrano annientativi, lo sono e, come dicevo, non lo sono, suscitano apprezzamento per la capacità concettuale ma espressiva (altrimenti non valgono). Bisogna far sentire, non soltanto far conoscere, e il far sentire è l’espressività ossia l’arte.
Il valore espressivo è importante per se stesso, indipendentemente dalle concezioni che esprime, altrimenti si corre l’orrendo culto della mediocrità, purché sia di una concezione che noi condividiamo. Apprezzare solo ciò che riteniamo convincente dal nostro punto di vista. Bisogna distinguere tra la capacità espressiva e il mondo espresso, non sono identici. L’arte si confonderebbe con l’ideologia. E sarebbe comunicazione non espressione, nel migliore dei casi, filosofia. Fondamentale: chi é in grado di esprimere efficacemente approva la vita, è a favore della vita, il pessimista strenuo dei poeti, narratori, musicisti che sia, se riesce ad esprimere efficacemente fa ammirare la vita. “Bientôt nous plongerons dans les froides ténèbres”(Charles Baudelaire); “Oisive jeunesse. A tout asservie, par délicatesse. J’ai perdu ma vie”(Arthur Rimbaud). Negazione? Sì. Negazione espressiva, quindi negazione che sovrasta la negazione! Al dunque, vale la riuscita dell’espressività. Nichilista, infetta, stragivora è soprattutto la mediocrità, o l’ideologismo travestito da giudizio estetico, o l’ostracismo all’espressività in nome dell’arte e dell’artista “corretto”. Vanno giudicati, ma in altri aspetti. Per l’arte soltanto un aspetto: l’efficienza espressiva. Siamo minacciati dall’espressività ricondotta a comunicazione o ideologia. L’uomo vale in quanto si esprime, rende esterna l’interiorità efficacemente. Il pericolo è la censura ideologica, che noi rinunciamo all’espressione rendendola comunicazione, o la deleghiamo a strumenti tecnici: l’inverno interiore.
Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 15:33
