Molto interessante la filmografia norvegese. Il film della talentuosa regista attrice e modella Janicke Askevold Noi due sconosciuti (Solomamma) è di nicchia, indipendente: davvero bello e fatto bene. È un’acuta riflessione sulla famiglia contemporanea, in particolare sulla monogenitorialità. Per noi popoli mediterranei è quasi inconcepibile capire come funzionino le cose, come ragionino e cosa sentano in quel di Oslo, ma tant’è. Prodotto da Rebekka Rognøy, Gary Cranner, Magnus Nygaard Albertsen per Bacon Pictures Oslo, Bacon Pictures, Mistrus Media, Dansu Productions, It’s Alive Films, il film è stato presentato al Locarno Film Festival 2025, dove ha vinto il Premio ecumenico delle giurie indipendenti.

Il lungometraggio, uscito nelle sale cinematografiche italiane il 7 maggio scorso distribuito da Teodora Film, racconta la storia di Edith (una superba Lisa Loven Kongsli), una giornalista quarantenne che decide di diventare una madre single ricorrendo all’inseminazione artificiale. Quando il figlio (un biondino delizioso) manifesta un comportamento che alcuni amici sospettano sia ereditato dall’uomo che ha donato lo sperma, Edith decide di indagare.
Anche l’amica conoscente della mamma single, pur avendo un compagno, ha un figlio (una figlia biondina anche lei) dal medesimo donatore “anonimo”. Che così anonimo non è dato che proprio quella ne individua il nome e cognome. Edith cerca l’uomo, Niels (Herbert Nordrum), su Internet, lo trova. Riesce a rintracciarlo e lo contatta per intervistarlo, fingendosi interessata alla sua attività di sviluppatore di videogiochi. Un fatto è evidente: diciamo che semplificare un po’ farebbe bene ai nordici. Rigidità dei nordici. Noi siamo troppo elastici forse ma i nordici pagano e fanno pagare davvero cara – per esempio al bambino – la propria intransigenza.
Aggiornato il 12 maggio 2026 alle ore 13:53
