Un dubbio

Il 17 giugno prossimo Barry Manilow, romantico cantautore statunitense nato a Brooklyn (Mandy, Cant smile without you, Copacabana, per intendersi) compirà 83 anni, e l’O2 di Londra, tempio della musica con 20mila posti, ospiterà un suo concerto i cui biglietti sono già quasi esauriti: Hellotickets, la maggiore piattaforma di vendita, ne ha ancora sì e no una trentina. La voglia di sognare con lui è tanta. Le generazioni dello scorso millennio scalpitano, i loro visi si sono già addolciti mesi prima. Ma in questa storia c’è qualcosa di strano. Dire inquietante apparirebbe solo un trucchetto comunicativo, ma la locandina dello spettacolo avverte che questo concerto sarà l’ultimo londinese, e fin qui, tutto bene. Il fatto è che, per sottolineare questo adesso o mai più, ripete due volte la parola ultimo: scritto in caratteri bianchi e poi, di seguito, più grande, in rosso.

Last, last. Dante Alighieri, digiuno di lingua inglese, avrebbe scritto: in futuro lasciate ogni speranza di poter spendere un altro migliaio di euro in due per sospirare. Il problema è capire perché questo sarebbe l’ultimo-ultimo concerto. Di certo c’è che lo scorso anno Manilow annunciò di essere affetto da un tumore al polmone sinistro, anche se, dopo qualche mese, inondò di ringraziamenti i chirurghi e tutto il personale sanitario che l’aveva guarito da questo terribile male. Al punto che dal prossimo maggio alla fine dell’anno, sono previsti, a Las Vegas, suoi concerti bisettimanali o addirittura trisettimanali. Barry Manilow, il romanticone che assicura sole perenne in tutta la California del sud, in Italia non è mai stato uno dei cantautori preferiti e più conosciuti, ma è un fatto che abbia venduto quasi 80 milioni di dischi facendo sospirare coppie di innamorati in tutto il mondo. Lui invece ha sospirato con una moglie e con un marito: si sposò con Susan Deixler nel 1964, quando lei aveva solo 19 anni. Il matrimonio durò appena due anni, e finì ufficialmente per i numerosi impegni dell’artista, in realtà per la sua omosessualità che lo indusse a sposare, nel 2014, il produttore Garry Kief, rimandando il coming out di ben tre anni dopo le nozze.

Ma la sua vita privata è da citare solo per dovere di gossip. Resta il dubbio inquietante sui motivi della doppia scritta last nei manifesti del concerto che si terrà nell’arena londinese costruita proprio sul meridiano di Greenwich. Sarà una coincidenza, sarà un sospetto malevolo, ma sembrerebbe che gli organizzatori usassero la malattia di Barry per un prendere o lasciare ipotizzando la sua uscita dalle scene. Sarà perché la comunicazione subliminale ha preso il posto di Calimero, Toto e Tata, sarà perché a pensare male ci si prende molto spesso, ma è certo che il sospetto si fa strada. Poi, però, pensiamo, e, soprattutto, speriamo che il pienone già assicurato per il 17 giugno sia dovuto a ragioni più romantiche e oniriche. “Fammi sentire la tua meraviglia/ questo potrebbe essere magico”: lui la canta lenta e suadente, la versione di Donna Summer travolge. Ma all’emozione non si sfugge, questo è certo come è certo che Sal Da Vinci non sia nemmeno lontanissimo parente di Leonardo. E tutti noi degli anta, anche se questo Manilow non lo ricordavamo granché, cogliamo l’occasione per ascoltarlo e poi gli auguriamo di farci sognare per un’ottantina d’anni ancora. O giù di lì.

Aggiornato il 08 aprile 2026 alle ore 11:30