“L’ultima battuta”: separarsi per amarsi

Volete davvero scoprire, tu e lei, se veramente vi amate? Allora, separatevi! Si ma, adelante con juicio, si puedes. Nel senso che devi ispirarti alla natura del gambero, facendo un passo in avanti mentre ti riservi mentalmente di fare indietro i due successivi. In pratica, questo è l’insegnamento di un gran bel film, come L’ultima battuta (nelle sale italiane da oggi, distribuito dalla Disney), per la regia di Bradley Cooper e la straordinaria interpretazione di Will Arnett (che interpreta “lui”, Alex, il marito) e di Laura Dern (“lei”, Tess, la moglie separanda). Tutto ha inizio una bella mattina in bagno, quando a sorpresa, in assenza di prologo, i due guardandosi nello specchio decidono che è finita, mentre uno dei due figli si affaccia spaventato chiedendo se stessero litigando. Paradossalmente, no, non litigavano: è come lasciarsi sui social ma facendolo di persona. Viene molto meglio, anche se in modo assai confuso. Così, anche per loro arriva la via crucis di dover spiegare l’inspiegabile ai propri pari, con un inviluppo di situazioni sempre molto divertenti e confusionarie, in cui anche il mascheramento di coppia altrui mostra la corda, perché la differenza dei sessi non obbedisce alla regola woke ma allo stato di natura. Certo, non sarà semplice e lineare la cogestione dei figli piccoli Felix e Jude (Blake Kane e Calvin Knegten), due “gemelli irlandesi” o Irish twins, che denota un’espressione colloquiale utilizzata per descrivere due fratelli nati dalla stessa madre a breve distanza l’uno dall’altro, solitamente entro 12 mesi o comunque all’interno dello stesso anno solare.

E loro, a tutti gli effetti, si dimostrano ben più saggi dei propri genitori adulti che fanno a gara per attrarre la loro attenzione e meritarsi favoritismi affettivi, come il fatto di acquistare da parte di Alex (che di mestiere lavora nella finanza newyorkese) una vettura dismorfica ma molto smart per portarli a spasso e a scuola. Un ruolo centrale spetta però ai nonni, genitori di Alex, che adorano i nipoti ma ancora di più i propri figli naturali e quelli “acquisti”, con una suocera straordinariamente tutta schierata dalla parte di Tess, e il suocero consigliere privilegiato e ascoltato di Alex, al quale suggerirà la battuta finale in grado di sciogliere i nodi esistenziali del proprio figlio. Ma, una volta rotto il vaso della convivenza c’è da capire dove sono volati i pezzi, perché dentro ci si sente un collante che tende a rimetterli tutti assieme. Soprattutto quando si sta da soli (destino del maschio marito e padre infelice) in una casa in affitto, senza più i figli lì a fare chiasso e lei a occuparsi di te, della quale inizia a mordere l’assenza del profumo consuetudinario della sua pelle e la condivisione dell’intimità che nessuna amante d’occasione surroga, né migliora. Allora, accade però un fatto strano, quanto straordinario che fa da coperchio alla forte pressione della crisi matrimoniale: la scoperta casuale da parte di un frustrato Alex dell’open mic (microfono aperto) e la stand-up comedy (o comedy in piedi).

Tipologicamente, il primo è un evento, spesso informale, che offre uno spazio aperto a musicisti, comici, poeti o artisti per esibirsi dal vivo, solitamente per pochi minuti. A differenza di concerti strutturati, si basa sulla spontaneità, permettendo a chiunque di prenotarsi e salire sul palco per condividere idee o esibirsi. La seconda, invece, rappresenta una forma di spettacolo comico in cui un monologhista si esibisce dal vivo davanti a un pubblico, generalmente rivolgendosi direttamente agli spettatori, parlando al microfono e senza l’ausilio di scenografie, personaggi o parrucche. Nel film, sono particolarmente affascinanti e coinvolgenti i contesti che ospitano questi tipi di eventi, tutti rigorosamente del tipo “sii te stesso”, una sorta di auto-training della gestione delle emozioni, in cui donne e uomini fanno ironia sulla propria condizione personale e familiare, evocando scene reali dal proprio vissuto, sezionando le situazioni vissute come tante auto-cavie da laboratorio. Il tutto, per far ridere un pubblico pagante che accetta la sorpresa del comico sconosciuto, in cui ciascuno può scorgere una parte di se stesso, colpito e coinvolto dalla naturalezza delle parole. E qui, magistralmente, è proprio il logos il vero protagonista delle scene, in cui l’attore-autore pesca dai suoi fondali emotivi per riportare alla superficie i propri relitti riconoscendoli dalla infiorescenze di conchiglie e alghe colorate.

Così, Alex diviene un comico di talento, ricercato e apprezzato, e contrae un debito di dipendenza da questa particolare forma di confessionale pubblico, di cui non riesce più a fare a meno. Ma che cosa accade se, nel corso di una di queste performance capita nel locale in cui ti esibisci la tua ex (?) moglie, accompagnata da un improbabile nuovo amante e tu confessi, ignaro, che nessuna fuitina vale la dolcezza intima del vostro passato rapporto matrimoniale? Allora, quanto è sexy per entrambi giocare all’amante del proprio coniuge? Separarsi per ritrovarsi e mai più lasciarsi! Film imperdibile.

Voto: 9/10 

Aggiornato il 02 aprile 2026 alle ore 11:04