Visioni. “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, un fenomeno da Oscar

Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest) di Miloš Forman entra nella storia del cinema esattamente cinquant’anni fa: il 26 marzo 1976. Il quinto film del geniale regista cecoslovacco, naturalizzato statunitense, è protagonista di un fenomeno da Oscar. L’autore, esule dall’Europa dell’Est, porta nel film uno sguardo politico, segnato dall’esperienza dei regimi autoritari con un realismo quasi documentaristico sul set ambientato in un vero ospedale psichiatrico dell’Oregon. Nella Notte delle stelle il lungometraggio compie una memorabile impresa conquistando cinque statuette, le più importanti: Miglior film a Michael Douglas e Saul Zaentz; Miglior regia a Miloš Forman; Miglior attore protagonista a Jack Nicholson; Miglior attrice protagonista a Louise Fletcher; Migliore sceneggiatura non originale a Lawrence Hauben e Bo Goldman. Un successo che viene equiparato a un tennistico “grande slam”, riuscito solo ad altri due titoli: nel 1934 ad Accadde una notte (It Happened One Night) di Frank Capra, con Clark Gable e Claudette Colbert; e nel 1991, al film Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) di Jonathan Demme, con Jodie Foster e Anthony Hopkins. Qualcuno volò sul nido del cuculo conferma un impatto che travalica il semplice favore della critica per entrare nella cultura popolare e politica del suo tempo. Quell’anno l’Academy si trova di fronte a una tale serie di capolavori da non avere altra scelta che avvicinarsi il più possibile alla perfezione. I candidati al Miglior film sono altri quattro capolavori assoluti: Lo squalo (Jaws) di Steven Spielberg, Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Nashville di Robert Altman e Un pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon) di Sidney Lumet, con un’elettrica performance di Al Pacino.

La cinquina dei candidati alla statuetta principale quell’anno non coincide con quella dei candidati alla regia: ai primi esordi, Spielberg viene escluso in favore di Federico Fellini, candidato per Amarcord. Lo squalo si afferma come campione di incassi in testa alla top five del 1975 accanto a Un pomeriggio di un giorno da cani. Qualcuno volò sul nido del cuculo è adattato dall’omonimo romanzo (amato dal movimento hippie) di Ken Kesey. Lo scrittore, che rielabora le esperienze personali in un ospedale per reduci, non andrà mai a vedere il film a causa di controversie legali con la produzione. Sulle note dell’ammaliante colonna sonora firmata da Jack Nitzsche, la pellicola racconta l’ingresso in un ospedale psichiatrico, di Randle McMurphy (Nicholson), arrestato nel 1963 per violenza sessuale. Il “nido del cuculo” nel gergo statunitense indica proprio i manicomi di un tempo, asfissianti luoghi concentrazionari. Fingendo la pazzia per evitare il carcere, McMurphy si trova in un microcosmo controllato, dove la disciplina e l’obbedienza sono incarnate dalla spietata Mildred Ratched (Fletcher). Il cuore del film è nel conflitto tra anarchia e autorità. Nel 1976, l’America compie duecento anni uscendo da una fase traumatica come il Vietnam e il Watergate. Il film intercetta straordinariamente il clima di sfiducia verso le istituzioni. Il pubblico riconosce pericolosamente in McMurphy un eroe della controcultura, imperfetto ma necessario, e la vittoria agli Oscar sancisce non solo il valore artistico dell’opera, ma anche la sua forza simbolica. Nicholson, in una parte che deve inizialmente andare a Kirk Douglas, poi a James Caan che rifiuta e per cui si pensa anche a Marlon Brando, vince con una prova capace di alternare rabbiosa ironia a lucida fragilità. D’altro canto, Fletcher costruisce uno dei personaggi più disturbanti di sempre. Al di là dei protagonisti, gli altri attori coinvolti sono tutti di altissimo profilo. Come le future stelle Brad Dourif e Danny DeVito. Anche se si staglia, l’interpretazione del nativo americano Will Samson nel ruolo di Capo Bromden. A cinquant’anni dalla sua prima uscita, il 12, 13 e 14 gennaio scorsi l’opera formaniana è tornata al cinema, distribuita da Lucky Red, nell’eccezionale versione restaurata in 4K curata dall’Academy Film Archive.

Aggiornato il 26 marzo 2026 alle ore 19:34